Mistero, disperazione, rinascita. Sono gli ingredienti di un romanzo imperdibile e affascinante di Paul Auster, uno dei più grandi scrittori americani viventi.

Non so voi ma personalmente non ho ancora deciso se credere davvero alle coincidenze. Eppure, leggere “Il libro delle illusioni” e, soprattutto, riflettere sul momento della mia vita in cui ho scelto di leggerlo, mi ha fatto un po’ vacillare.
Chi è Hector Mann e cosa c’entra con David Zimmer
Il primo capitolo del romanzo di Paul Auster, scrittore, saggista, poeta, sceneggiatore, regista, attore e produttore cinematografico statunitense, nato a Newark, nel febbraio 1947, si apre con la descrizione dell’improvvisa e misteriosa sparizione di Hector Mann, attore comico dal fascino latino che ha vissuto l’epoca del cinema muto hollywoodiano degli anni Venti. In pochissimi ne conoscono l’esistenza. Fino a quando, nel 1988, il Professore dell’Hampton College, nel Vermont, David Zimmer, dopo un anno di semi-incoscienza alcolica causata dalla perdita della moglie e dei due figli in un incidente aereo, si imbatte casualmente in alcuni dei film dell’attore scomparso. Per la prima volta dopo un intero di anno di dolore, il Professore ride. Decide quindi di approfondire la conoscenza di Hector Mann e di scrivere un libro sui suoi film, “Il mondo muto di Hector Mann”. Da questa sua decisione, scaturiranno una serie di eventi che porteranno Zimmer a conoscere il destino di Mann e a vivere l’esperienza più incredibile della sua vita.
Questo è un libro di frammenti, un collage di dolori e sogni parzialmente dimenticati: e per raccontare la storia mi devo attenere ai fatti che la compongono.
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