Le ragioni del dubbio

(…) il dubbio ci serve, il dubbio è fecondo. Senza il dubbio non c’è avanzamento della conoscenza.

p. 19

E voi mi direte: abbastanza scontato. E io vi risponderei: ma lo è poi davvero?

Viviamo in un mondo in cui la velocità è il Sacro Graal. Quante volte sentiamo espressioni come: “È bravissimo e hai notato? Ha sempre la battuta pronta!”, oppure “È sempre sicuro di sé”.

Come se dubitare fosse associato, in qualche maniera, all’essere debole, fragile, insicuro.

Come giustamente sottolinea Vera Gheno nel suo “Le ragioni del dubbio”, edito da Einaudi,

Dubitare, sì, ma in maniera sana, non patologica.

p. 21

E così, in un viaggio che parte dalla magnifica Lode al dubbio di Bertelt Brecht, l’autrice ci porta a riflettere sull’arma più potente che esista: il linguaggio. E per estensione: la comunicazione. Un viaggio, ve lo dico subito, che non ha nulla a che vedere con la lezioncina che ci si potrebbe aspettare dalla lettura di un saggio di un linguista, anzi di un sociolinguista. Vera Gheno scrive in modo attuale, chiarissimo e divertente! E ricorda con estrema semplicità quanto sia interessante andare all’origine delle parole che utilizziamo nella quotidianità e scoprirne l’etimologia. Certo, tutto questo è possibile a patto che ci si ponga il dubbio, che si metta in discussione la propria conoscenza. Al contrario,

La mancanza di elasticità porta a un istintivo misoneismo, ossia odio per tutto ciò che è nuovo, inedito, visto come qualcosa che mette in crisi lo status quo. Più in generale, chi è rigido è xenofobo, che etimologicamente non vuol dire razzista ma «che ha in odio tutto ciò che è straniero, alieno».

p. 22

Ho trovato poi incredibilmente onesto il paragrafo sull’odio dei giusti, di cui vi leggo un breve stralcio:

p. 46

Mi ha fatto sorridere e riflettere su quanto su quanto spesso capiti di confrontarsi con persone che si sentono così “giuste” ma anche quanto spesso ci capiti di ritrovarci a essere proprio noi quei giusti che si sentono in diritto di odiare. D’ora in poi, ci farò caso e proverò a non esserlo mai.

Sì, perché, come scrive la Gheno, dovremmo evitare con tutte le nostre forze quell’odio che ormai è il petrolio della comunicazione: il petrodio. E per averne un’idea è sufficiente apriare la home di uno qualsiasi dei nostri social, infestati dai cosiddetti hateholder, gli stakeholder dell’odio (termine coniato da Nicola Colotti, conduttore all’Rsi).

E il viaggio prosegue, tra inviti a scansare quel fenomeno figlio della mancanza di dubbi che è il “quindismo”,

l’uso del quindi per creare collegamenti impropri

p. 40

E riferimenti alla naturale evoluzione della lingua, confermata da esperimenti che possiamo facilmente ritrovare nel genere musicale della trap (chi l’avrebbe mai detto?), fino al dibattuto uso dello “schwa”. Il tutto, passando per la mia parte preferita: il suggerimento, durante un dibattito o un confronto, a rifarsi all’arte giapponese dell’aikido, anziché concentrarci solo sull’asfaltare il “nemico”.

Traslato nella comunicazione, praticare l’aikido, significa non replicare a offesa con offesa, ma ignorarla elegantemente e, ove possibile, concentrarsi sull’essenza della polemica; spesso, agendo così, si assiste a un piccolo miracolo: l’urlatore o l’urlatrice continua per un po’ a lanciare improperi, ma in maniera sempre meno convinta, per l’insoddisfazione di fronte alla parte avversa che non raccoglie il guanto di sfida.

p. 148

Lo so, è un suggerimento molto zen, difficile da mettere in praticare, specialmente per chi, come la sottoscritta, ha un carattere tendenzialmente…Diciamo fumantino, dai. Però, ho riconosciuto le potenzialità (enormi) dell’applicazione di questo suggerimento. Il ché mi porta a citare un altro tema molto interessante trattato nel testo e cioè: il silenzio. Da molti interpretato come assenza di comunicazione. Ma pensiamoci: quanti significati ha il silenzio? Pensate solo a quanti sottointesi ci sono nelle famose “pause” degli attori, nelle sospensioni dei ballerini, nei respiri…

Molti si dicono spaventati dal silenzio, si agitano nelle situazioni in cui vi regna. Eppure, alla base del dialogo c’è l’ascolto: ma come facciamo ad ascoltare se non facciamo silenzio, se non ci prendiamo il tempo necessario per capire cosa ci sta dicendo il nostro interlocutore?

Il silenzio, insomma, crea lo spazio necessario per l’ascolto: essenziale per comprendere non solo le parole del prossimo, ma anche il prossimo, dato che in quelle parole c’è una parte del suo essere, del suo mondo valoriale e anche dei suoi desideri e delle sue aspirazioni.

p. 159

Leggere questo saggio non è soltanto divertente per chi è affascinato dal sociolinguismo. Credo sia soprattutto un manuale concreto per capire come comunicare meglio in un mondo in cui tutto è comunicazione.

Consigliatissimo.

Alla prossima puntata, amici lettori!

Fatti il letto

Oops, questo è imbarazzante!

Avete presente questo messaggio che appare ogni tanto mentre si naviga in rete? Ecco, per me, trovare “Fatti il letto” sulla mia scrivania è stato proprio da “Oops, questo è imbarazzante!”.

Ma da dove spunta questo libro?

Lo osservo bene e noto che l’autore è UN AMMIRAGLIO. Il pensiero sorge immediato e spontaneo: “Ma chi è quel fesso che non sa che io e le forze dell’ordine siamo come Beep Beep e il Coyote? Come Titti e il Gatto Silvestro?”.
Un po’ seccata dal ritrovamento, passo in rassegna la mia famiglia… “Me l’ha regalato qualcuno di voi?”. Mio padre (ex anarchico) mi guarda addirittura indignato, ma questa è un’altra storia…

Quando sto per rassegnarmi al fatto che non scoprirò mai l’origine del romanzo (che poi è un breve saggio), arriva l’illuminazione: l’ho comprato io stessa qualche Natale fa per regalarlo a un amico. Peccato che poi debba aver cambiato idea. “No, non gli piacerebbe”, avrò pensato all’epoca. E da vera snob, l’ho abbandonato in camera e addirittura dimenticato.

Lo guardo un’altra volta e mi dico: “Provaci, al massimo lo abbandoni”.

Parola di ammiraglio

Se la mattina vi fate il letto, avrete portato a termine il primo compito della giornata.

Questa frase è tratta da un discorso che William McRaven, ammiraglio americano e autore di Fatti il Letto (edizioni Piemme), ha tenuto ai laureandi dell’università del Texas nel 2014, durante la cerimonia di consegna dei diplomi.

Penso che ciascuno di quei ragazzi si sia chiesto perché mai il primo consiglio di un ammiraglio a quattro stelle della marina americana fosse quello di rifarsi il letto la mattina. O almeno io me lo sarei chiesto.

…Questo vi darà una sensazione di orgoglio e vi incoraggerà a concluderne un altro, e poi un altro ancora. Farsi il letto, inoltre, rimarca la consapevolezza che nella vita le piccole cose contano. Se non sapete fare bene le piccole cose, non ne farete mai di grandi.

Ok, ammiraglio. Adesso mi hai incuriosita.

Ebbene, McRaven condivide con i laureandi i dieci insegnamenti che ha acquisito durante il suo (durissimo, ragazzi) addestramento da NAVY SEAL. Ammetto che, leggendoli, ho capito che anche i militari hanno da insegnare.

Ispirare coraggio e spingersi oltre

Tutti noi ci ritroveremo immersi nel fango fino al collo, prima o poi. Quello è il momento di cantare a voce alta, di fare un gran sorriso, di tirare su quelli che ci circondano e dar loro la speranza che domani sarà un giorno migliore.

p. 104

Penserete: “Facile a dirsi”. Eppure, questo insegnamento deriva dall’aver vissuto in prima persona una nottata gelida immerso nel fango e dall’aver deciso di non mollare, di resistere alla fatica, al freddo, grazie alla voce sgraziata di un commilitone che aveva avuto il potere di infondere coraggio in tutto il team, cantando una canzone, banalmente.

Non c’è bisogno di essere un NAVY SEAL, comunque. Se ci pensate bene, anche nelle nostre vite c’è quella persona capace di infondere coraggio e speranza, anche con una battuta, anche con un occhiolino. E se non l’avete, state tranquilli… Magari siete proprio voi!

Se passate le giornate a commiserarvi, a lamentarvi per come siete stati trattati, a maledire il destino, dando la colpa a qualcun altro o a qualcos’altro, allora la vita sarà lunga e difficile. Ma se vi rifiutate di rinunciare ai vostri sogni e affrontate le avversità a testa alta… Allora la vita sarà ciò che voi ne fate… E potrete renderla eccezionale.

p. 113

Questo passaggio mi ha molto colpito perché ho passato diversi anni a stretto contatto con una persona convinta di avere addosso tutte le sciagure del mondo e, soprattutto, smaniosa di raccontarle. È molto sottovalutato quanto sia nocivo circondarsi di persone di questa risma. Sottopone a uno stress incredibile. Fidatevi. Ma la citazione mi ha colpito soprattutto perché mi ha fatto capire che anche non arrendersi alla negatività del prossimo è una forma di resistenza e di coraggio. E la possiamo esercitare ogni giorno. Possiamo renderci eccezionali in ogni momento, scegliendo di andare avanti e di non mollare, di trovare la versione migliore di noi stessi.

È vero, sono tempi difficili e l’ammiraglio pronunciava queste bellissime parole quando ancora non c’era il Covid a inchiodarci a casa e a rubarci due anni delle nostre vite, ma il principio di fondo, quello di non mollare mai, per me è valido. Anzi, forse è valido oggi più che mai.

Vi voglio salutare con un passaggio del celebre discorso di McRaven che, dopo aver ottenuto oltre cento milioni di visualizzazioni in rete, è diventato un bestseller pubblicato in 24 lingue.

p. 134

La versione integrale la trovate cliccando qui.

P.S. Dopotutto, ripensandoci…Al mio amico sarebbe piaciuto.

Alla prossima puntata, amici lettori!

Gennaio 2022: Allegro ma non troppo

È il quarto giorno del 2022. Come ce la stiamo cavando?

Siamo rientrati a tutti gli effetti nella nostra routine fatta di lavoro, ritmi serrati e scadenze da rispettare? Se è così e, come nel mio caso, una parte di voi non riesce proprio ad accettarlo, vi consiglio una chicca.

Due brevissimi e divertentissimi saggi dell’economista Carlo M. Cipolla, editi da Il Mulino, che non solo vi faranno evadere, ma vi faranno probabilmente ridere al pensiero di alcune (molte?) circostanze che capitano durante le nostre giornate.

“La vita è così seria, molto spesso tragica, qualche volta comica”.

p. 5

Mi permetto un ulteriore consiglio: non perdetevi neanche una parola dell’introduzione (non fate i furbi, so che spesso la saltate e puntate dritto al primo capitolo!), nella quale l’autore si sofferma in modo elegante ed efficace sulla distinzione tra “umorismo” e “ironia”.

“Chiaramente l’umorismo è la capacità intelligente e sottile di rilevare e rappresentare l’aspetto comico della realtà. Ma è anche molto di più. Anzitutto, come scrissero Devoto e Oli, l’umorismo non deve implicare una posizione ostile bensì una profonda e spesso indulgente simpatia umana”.

p. 6

Quando si fa dell’ironia si ride degli altri.

p. 7

Il primo saggio, intitolato “Il ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del Medioevo”, è un’allegra parodia della storia economica e sociale del Medioevo, per l’appunto, riscritta in funzione dell’importanza della famosa spezia, nota come afrodisiaco e in grado di condizionare il destino di intere popolazioni. Dal tempo degli antichi romani fino al Rinascimento, passando per la Guerra dei Cent’anni (che in realtà furono 116! Lo ricordavate?).

“In tutte le forme di migrazione umana, vi sono forze di attrazione e di spinta. Il pepe fu certamente la forza di attrazione; il vino fu la forza di spinta”.

p. 20

Il secondo saggio è probabilmente quello più conosciuto e spesso citato (debitamente o indebitamente) sulla stampa e s’intitola “Le leggi fondamentali della stupidità umana”.

Sento già crescere la vostra curiosità. Sentite qui:

Non voglio aggiungere troppo, rischiando di rovinarvi il piacere di questa esilarante e istruttiva lettura. Vi dico soltanto che esistono ben cinque leggi fondamentali sulla stupidità umana (chissà che qualcuno non ne scopra di nuove nel corso dell’anno. Nel caso segnalatemele, potremmo produrre qualcosa di bello!) e sono le seguenti:

1. Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero degli individui stupidi in circolazione

2. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona

3. Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita

4. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore

5. La persona stupida è il tipo di persona più pericolosa che esista.

Per tutti i dettagli del caso, non vi resta che leggere!

Se siete appassionati di saggi un po’ “anarchici”, vi consiglio quello con cui avevo iniziato il 2021. Lo trovate qui.

Ma prima di salutarci, ditemi la verità… Leggendo le cinque leggi, avete per caso pensato a qualcuno di vostra conoscenza? Si scherza

Alla prossima puntata, amici lettori!

E buon anno!

Dimmi come stai e ti dirò cosa leggere – vol. 3

Torna l’appuntamento con la rubrica “Dimmi come stai e ti dirò cosa leggere”, con consigli di lettura prêt-à-porter (con tanto di voti) e recensioni “telegrafiche”.

Il best seller (sì, non bisogna essere snob): voto 7

Uomini che odiano le donne
Stieg Larsson
Marsilio

Se sei a ciaccia di un giallo da cui non vorresti staccarti mai, Larsson è l’uomo giusto per te. E quando lo avrai finito, non disperare: questo romanzo è solo il primo di una trilogia 😉

La biografia illustrata: voto 8

Quello che ci muove
Una storia di Pina Bausch

Beatrice Masini
rueBallu

Se ami la danza, e in particolare il teatro-danza, non puoi non conoscere Pina Bausch. E anche se la conosci già, questa biografia ti stupirà. Non soltanto per le meravigliose illustrazioni di Pia Valentinis, ma perché, in punta di piedi, riesce a trasportarti con leggerezza nel mondo di Pina.

Il saggio che dovremmo leggere. E poi rileggere: voto 8

Gli inganni di Pandora
Eva Cantarella
Feltrinelli

Se ti piacciono la storia antica (greca, in particolare), la filosofia, il diritto e se ti capita di chiederti dove nasce la discriminazione di genere, in questo saggio, Eva Cantarella fa un sublime lavoro di sintesi, mettendo in luce degli aspetti su cui è facile (per uomini e donne) non soffermarsi.

Alla prossima puntata, amici lettori!

Per consigli, dubbi o commenti, scrivetemi.

Gennaio 2021: partiamo disobbedienti e anticonformisti!

Come ogni 1 Gennaio, anche quest’anno mi sono alzata, ho messo su il caffè e ho iniziato la lettura appassionata di tutti gli oroscopi realizzati sulla faccia della Terra. Non so perché ma è una mia piccola mania che è diventata tradizione nel corso degli anni. E, probabilmente, quest’anno più che mai vorremmo tutti sapere che andrà meglio. E, incredibilmente, per il segno della Bilancia sembra proprio che sia previsto un anno super! Incrociamo le dita! Voi direte “Ma che c’entra con i libri e con il titolo di questo articolo?”. Giusto. Beh, c’entra perché sapere che praticamente per tutti gli oroscopi che ho letto il 2021 sarà un anno di riscossa e di grande creatività mi ha dato la carica, spingendomi a scegliere come prima lettura dell’anno un saggio molto simpatico…E disobbediente: “Morale per disobbedienti” di Michel Serres.

Trascorsa la stagione dello scompiglio (…) oggi rivolgo ai capelli bianchi che mi restano una domanda malinconica: perché mai ho amato tanto questa pratica, intesa ovviamente come condotta morale? Perché chi crea scompiglio mal sopporta la gerarchia, il dogma o il pensiero unico.

p. 23

Il saggio che tutti vorremmo ci raccontassero a scuola, o di cui ci parlasse un parente simpatico e un po’ pecora nera (sì, i parenti simpatici esistono, da qualche parte!) sulla lotta alla gerarchia che schiaccia il pensiero.

Un saggio sulla difesa della conoscenza.

Essa richiede che si difenda ferocemente la libertà di pensare.

p. 25

Attraverso i ricordi d’infanzia prima e dell’adolescenza dopo, l’autore – Michel Serres – dipinge l’umanità come dovrebbe essere: curiosa, colta, modesta.

In guerra, nella caccia, in amore, chi gioca a fare il duro è solo un molle. Scoperta: il dolce è il rapporto segreto, che questo libro cerca, tra la birichinata e la morale.

p. 50

Un’umanità che si libera dal sapere accumulato e, leggera, può inventare, creare.

Il capitolo 5, sui temi di “dono” e “perdono”, è un capolavoro laico di grazia ed eleganza che fa riflettere ma sorridendo, con dolcezza.
Mi sono innamorata del concetto di transitività che sostituisce quello di reciprocità. E non dico di più perché quel passaggio è meraviglioso e dovete leggerlo 😉

Iniziare l’anno nuovo con questa infusione di fiducia riempie di speranza nel potenziale, nel futuro. Perché:

(…) Homo sapiens può sopravvivere nei deserti tropicali, nella tundra polare, nella foresta pluviale, alle latitudini temperate.

p. 61

E utilizzare la burla, lo scherzo come stratagemma per parlare di morale è un vero regalo che Serres fa ai suoi lettori. Attraverso l’impertinenza, possiamo sperimentare l’anticonformismo che mette in discussione noi stessi e gli altri.

L’umano non è, può.

p. 61

Sapere che possiamo (migliorare, per esempio). Ecco qualcosa da ricordare.

Buon anno a tutti!

Autore: Michel Serres

Editore: Bollati Boringheri