Madonna col cappotto di pelliccia

“Raif Bey, cerchi di capirmi! Io sto per intraprendere una strada che lei ha percorso fino alla fine. Voglio imparare a capire le persone e, soprattutto, voglio sapere quello che la gente le ha fatto…”, dissi.

p. 55

All’inizio non avevo afferrato il significato di questa frase. A quale “percorso” fa riferimento la voce narrante di “Madonna col cappotto di pelliccia“, di Sabahattin Ali, edito da Fazi Editore?
Mi era però familiare quella voglia di conoscere le persone, di provare a capirle. Forse perché spesso mi capita di “intuire” soltanto, di sfiorare certe persone e di non riuscire a comprenderle davvero. E quindi sono andata avanti, dicendomi “più avanti capirò”. (Ammetto che riferendomi alle persone, è più facile che mi ritrovi a mormorare: “Non capirò mai” 😂).

Il potere della casualità

C’è chi crede che tutto accada per una ragione. Di conseguenza, se incrociamo qualcuno sul nostro cammino, c’è un perché.

Non so in cosa credesse l’autore, ma il suo romanzo parla di incontri casuali che cambiano l’esistenza, sconvolgendola del tutto.

Gli incontri sono due: quello tra il narratore e Raif Bey e quello tra Raif e Maria Puder. Due storie collegate: quella di un’amicizia e quella di un grande amore.

p. 45

Anni Trenta, Turchia, Ankara. Un ragazzo un po’ demotivato si imbatte in Raif Effendi, restando subito colpito dalla sua apparente mediocrità. Tutti considerano Raif come uno scansafatiche, è maltrattato sia al lavoro che in famiglia. Per qualche strano motivo, però, i due entrano in confidenza. Cosa si nasconde dietro lo sguardo assente e l’indifferenza di quest’uomo vessato da tutti? Sarà un taccuino a svelare la verità: dieci anni prima, Raif Effendi lasciava la provincia turca per imparare un mestiere a Berlino. Ed è proprio in un museo berlinese che si era innamorato del dipinto di una donna con indosso un cappotto di pelliccia. Era talmente affascinato dal quadro che tornava a contemplarlo tutti i giorni, fino a quando una notte aveva riconosciuto la misteriosa donna del dipinto. Si chiamava Maria ed era un’artista.

This is not (only) a love novel

Starete pensando “Oh, no. La solita storia d’amore”. Non è proprio così.
Innanzitutto, questo romanzo parla della solitudine che tanti di noi, specialmente in alcune fasi della propria esistenza, provano anche in mezzo alla folla. Della solitudine che ci ritroviamo a sperimentare in città grandi e nuove e di quell’irrequietezza che sperimentiamo quando non abbiamo chiari davanti a noi degli obiettivi. Ma parla anche di culture diverse (Turchia e Germania tra le due guerre mondiali), di pregiudizio e della paura folle di restare delusi, intrappolati nell’altro, “di sottomettersi”, come direbbe Maria Puder. E soprattutto, racconta della rassegnazione davanti alle incomprensibili trame del destino.

p. 208

Una straordinaria storia ordinaria

Una trama semplice ma coinvolgente (ti tiene incollato!), uno stile pulito, fluido, senza fronzoli, in grado di indagare la passione e i sentimenti, alternando sapientemente profondità e leggerezza. Capace di raccontare la “normalità” dei personaggi e la “straordinarietà” dei loro destini. Un’atmosfera sospesa, quasi magica, quasi onirica.

Il romanzo osteggiato dalle dittature

Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1942, poi è scomparso, censurato dalle autorità turche.

Nel 2016, dopo il colpo di stato fallito, il regime di Erdoğan ha perseguitato duramente giornalisti, intellettuali, scrittori, attivisti e soppresso ogni mezzo di informazione che osasse contrastarlo. Eppure, solo un romanzo dissidente continua a essere venduto: Madonna col cappotto di pelliccia. Simbolo della resistenza dei giovani turchi, ispirati probabilmente dalla libertà del racconto di Sabahattin Ali, dal viaggio in Europa, dalla storia d’amore fuori dagli schemi, dall’emancipazione di Maria Puder, e probabilmente dall’idea che si possa, in qualche modo, scegliere il proprio stile di vita, scegliere chi amare.

Ci sono poche notizie sulla biografia dell’autore, Sabahattin Ali. Quello che si sa per certo è che, per un periodo, soggiornò a Berlino e che poi fece ritorno in Turchia.

Se potessi parlarci oggi, gli chiederei come prima cosa se ha davvero conosciuto la Madonna col cappotto di pelliccia, se ha realmente vissuto quell’amore straordinario.

Mi piace pensare che sia una storia autobiografica.

Alla prossima puntata, amici lettori!

Gennaio 2022: Allegro ma non troppo

È il quarto giorno del 2022. Come ce la stiamo cavando?

Siamo rientrati a tutti gli effetti nella nostra routine fatta di lavoro, ritmi serrati e scadenze da rispettare? Se è così e, come nel mio caso, una parte di voi non riesce proprio ad accettarlo, vi consiglio una chicca.

Due brevissimi e divertentissimi saggi dell’economista Carlo M. Cipolla, editi da Il Mulino, che non solo vi faranno evadere, ma vi faranno probabilmente ridere al pensiero di alcune (molte?) circostanze che capitano durante le nostre giornate.

“La vita è così seria, molto spesso tragica, qualche volta comica”.

p. 5

Mi permetto un ulteriore consiglio: non perdetevi neanche una parola dell’introduzione (non fate i furbi, so che spesso la saltate e puntate dritto al primo capitolo!), nella quale l’autore si sofferma in modo elegante ed efficace sulla distinzione tra “umorismo” e “ironia”.

“Chiaramente l’umorismo è la capacità intelligente e sottile di rilevare e rappresentare l’aspetto comico della realtà. Ma è anche molto di più. Anzitutto, come scrissero Devoto e Oli, l’umorismo non deve implicare una posizione ostile bensì una profonda e spesso indulgente simpatia umana”.

p. 6

Quando si fa dell’ironia si ride degli altri.

p. 7

Il primo saggio, intitolato “Il ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del Medioevo”, è un’allegra parodia della storia economica e sociale del Medioevo, per l’appunto, riscritta in funzione dell’importanza della famosa spezia, nota come afrodisiaco e in grado di condizionare il destino di intere popolazioni. Dal tempo degli antichi romani fino al Rinascimento, passando per la Guerra dei Cent’anni (che in realtà furono 116! Lo ricordavate?).

“In tutte le forme di migrazione umana, vi sono forze di attrazione e di spinta. Il pepe fu certamente la forza di attrazione; il vino fu la forza di spinta”.

p. 20

Il secondo saggio è probabilmente quello più conosciuto e spesso citato (debitamente o indebitamente) sulla stampa e s’intitola “Le leggi fondamentali della stupidità umana”.

Sento già crescere la vostra curiosità. Sentite qui:

Non voglio aggiungere troppo, rischiando di rovinarvi il piacere di questa esilarante e istruttiva lettura. Vi dico soltanto che esistono ben cinque leggi fondamentali sulla stupidità umana (chissà che qualcuno non ne scopra di nuove nel corso dell’anno. Nel caso segnalatemele, potremmo produrre qualcosa di bello!) e sono le seguenti:

1. Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero degli individui stupidi in circolazione

2. La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona

3. Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita

4. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide. In particolare i non stupidi dimenticano costantemente che in qualsiasi momento e luogo, ed in qualunque circostanza, trattare e/o associarsi con individui stupidi si dimostra infallibilmente un costosissimo errore

5. La persona stupida è il tipo di persona più pericolosa che esista.

Per tutti i dettagli del caso, non vi resta che leggere!

Se siete appassionati di saggi un po’ “anarchici”, vi consiglio quello con cui avevo iniziato il 2021. Lo trovate qui.

Ma prima di salutarci, ditemi la verità… Leggendo le cinque leggi, avete per caso pensato a qualcuno di vostra conoscenza? Si scherza

Alla prossima puntata, amici lettori!

E buon anno!

Dicembre 2021: Finché tutto resta nascosto in un cassetto

Lo sradicamento degli esseri umani è una frustrazione che in un modo o nell’altro offusca la chiarezza dell’anima.

Pablo Neruda

È con questa citazione che si apre “Finché tutto resta nascosto in un cassetto”, il romanzo d’esordio di Olivia Ruiz, edito da Garzanti.

Siamo in Francia e la protagonista di questa storia si appresta ad aprire il misterioso comò della nonna Rita. Un mobile ingombrante, pieno di cassetti di colori diversi ma soprattutto chiusi a chiave.

Cosa ci può essere di più affascinante di un cassetto che non possiamo aprire?

Siamo in Francia, dicevo. Eppure questa storia parla di Spagna. Di una Spagna ferita dall’ascesa del Franchismo, dalla guerra civile. Parla di militanti e di chi decide di regalare una nuova vita a chi non può ancora lottare per la libertà. Parla di varcare confini, di essere innocenti e colpevoli allo stesso tempo. Parla di chi insegue una vita migliore ma viene bollato come “straniero indesiderato”.

Parla della vergogna di essere quel che si è, tanto da provare a essere qualcun altro. Parla del rifiuto, di riscatto e di amore. Che tutti questi ingredienti compongono la storia delle nostre famiglie.

Ti affido la mia medaglietta del battesimo, cariño, è stata la mia unica compagna di viaggio «di valore».

p. 17

Chi ha avuto la fortuna di conoscere o di crescere con i nonni, avrà magari sentito una frase del genere e poi, subito dopo, avrà ascoltato il racconto di un viaggio. Di una vita…

È così facile partire quando si ignora che forse sarà per sempre.

p. 22

E così, nel racconto di Rita, l’«Abuela» protagonista del romanzo, vengono finalmente a galla tutti i segreti grandi e piccoli di tre generazioni che, a cavallo tra Spagna e Francia, si sono accumulati e che qualcuno ha tenuto nascosti in un cassetto.

C’è chi sceglie di raccogliere l’eredità, di custodire il segreto, c’è chi invece lo rifugge per paura di non saperlo mantenere o, peggio, di conoscere la verità.

Cosa scegliereste tra il rassicurante non detto e il rumore della verità?

Per scoprire le scelte di Rita e della sua famiglia non vi resta che immergervi nella lettura. Probabilmente sarà facile riconoscere nelle pieghe del loro destino, qualcosa delle vostre famiglie, dei vostri piccoli e grandi segreti.

p. 162

Alla prossima puntata, amici lettori!

Le intermittenze della morte

p. 139

“Cosa leggi?”
“Le intermittenze della morte”
“Le tue solite letture pesanti”
“Non è per niente pesante! Fa anche ridere!”
Silenzio.

Che pensereste se un bel giorno, di punto in bianco e senza nessun motivo apparente, la gente smettesse di morire? Sareste felici?

Chissà se José Saramago, Premio Nobel per la letteratura nel 1998 e autore che ogni lettore dovrebbe leggere almeno una volta nella vita, è partito da queste domande per iniziare la stesura di questo romanzo sorprendente.

Se non vi siete mai imbattuti nello stile di Saramago, qualche piccola avvertenza, amici lettori: dimenticate la punteggiatura, in particolare nella forma del punto. Vedete, potrete leggere pagine intere di questo scrittore portoghese, unico nel suo genere, senza trovare il punto. Non solo, dimenticate le virgolette nel discorso diretto e dimenticate anche la regola (patrimonio dell’umanità) della frase semplice “soggetto-verbo-complemento oggetto”.
Ebbene sì, Saramago è il trionfo, anzi no, è la vendetta delle subordinate, in cui all’inizio vi sembrerà di perdervi, come in un labirinto. Ma non preoccupatevi perché basterà prendere il ritmo e sarete un tutt’uno con il pensiero dell’autore.

A proposito, non resistiamo a rammentare che la morte, di per sé, da sola, senza alcun aiuto esterno, ha sempre ammazzato molto meno dell’uomo.

p. 101

La trama è molto semplice: in un Paese X, la morte (badate bene, morte scritto minuscolo, non sbagliatevi) decide che dalla mezzanotte del 31 dicembre, nessuno morirà più. Sconcerto ed entusiasmo si mescolano insieme in un cocktail esplosivo in cui Governo, Chiesa, Assicurazioni, Onoranze Funebri, Ospedali, Case di Riposo, Famiglie, Criminalità dovranno, per forza di cose, cercare un nuovo equilibrio.

Purtroppo, quando si avanza alla cieca nei pantanosi terreni della realpolitk, quando il pragmatismo s’impossessa della bacchetta e dirige il concerto senza badare a cosa c’è scritto nello spartito, è più che sicuro che la logica imperativa del degrado finisca per dimostrare che, in definitiva, c’era ancora qualche gradino da scendere.

p. 52

E ancora, qualcosa che suona incredibilmente familiare (specie in questi giorni):

Non capisco che cosa le dice il cervello a quella gente, disse, il paese sprofonda nella più terribile crisi della sua storia e loro lì a parlare del cambiamento del regime, Io non mi preoccuperei, signore, quello che stanno facendo è approfittare della situazione per diffondere quelle che definiscono le loro proposte di governo, in fondo non sono altro che dei poveri pescatori di acque torbide, (…).

p. 79

Giunti a questo punto, penserete “Sì ma poi non succede nient’altro?”.
Succede dell’altro, amici.

Se, dopo una tregua di circa sette mesi, la morte (sempre in minuscolo) decidesse di tornare a compiere il suo dovere, in una diversa modalità, diciamo più attenta alle esigenze dell’uomo, avvisandolo prima dell’evento luttuoso imminente, a mezzo lettera, cosa pensereste? Sareste felici?
Ma c’è ancora dell’altro: se a un certo punto, una di queste lettere tornasse indietro al mittente? La morte che farebbe?

È impossibile, disse la morte alla falce silenziosa, nessuno al mondo o fuori dal mondo ha mai avuto più potere di me, io sono la morte, il resto è nulla.

p. 135

Amici lettori, secondo me, dovreste andare a fondo in questa faccenda.

Dimmi come stai e ti dirò cosa leggere – vol. 3

Torna l’appuntamento con la rubrica “Dimmi come stai e ti dirò cosa leggere”, con consigli di lettura prêt-à-porter (con tanto di voti) e recensioni “telegrafiche”.

Il best seller (sì, non bisogna essere snob): voto 7

Uomini che odiano le donne
Stieg Larsson
Marsilio

Se sei a ciaccia di un giallo da cui non vorresti staccarti mai, Larsson è l’uomo giusto per te. E quando lo avrai finito, non disperare: questo romanzo è solo il primo di una trilogia 😉

La biografia illustrata: voto 8

Quello che ci muove
Una storia di Pina Bausch

Beatrice Masini
rueBallu

Se ami la danza, e in particolare il teatro-danza, non puoi non conoscere Pina Bausch. E anche se la conosci già, questa biografia ti stupirà. Non soltanto per le meravigliose illustrazioni di Pia Valentinis, ma perché, in punta di piedi, riesce a trasportarti con leggerezza nel mondo di Pina.

Il saggio che dovremmo leggere. E poi rileggere: voto 8

Gli inganni di Pandora
Eva Cantarella
Feltrinelli

Se ti piacciono la storia antica (greca, in particolare), la filosofia, il diritto e se ti capita di chiederti dove nasce la discriminazione di genere, in questo saggio, Eva Cantarella fa un sublime lavoro di sintesi, mettendo in luce degli aspetti su cui è facile (per uomini e donne) non soffermarsi.

Alla prossima puntata, amici lettori!

Per consigli, dubbi o commenti, scrivetemi.

Gennaio 2021: partiamo disobbedienti e anticonformisti!

Come ogni 1 Gennaio, anche quest’anno mi sono alzata, ho messo su il caffè e ho iniziato la lettura appassionata di tutti gli oroscopi realizzati sulla faccia della Terra. Non so perché ma è una mia piccola mania che è diventata tradizione nel corso degli anni. E, probabilmente, quest’anno più che mai vorremmo tutti sapere che andrà meglio. E, incredibilmente, per il segno della Bilancia sembra proprio che sia previsto un anno super! Incrociamo le dita! Voi direte “Ma che c’entra con i libri e con il titolo di questo articolo?”. Giusto. Beh, c’entra perché sapere che praticamente per tutti gli oroscopi che ho letto il 2021 sarà un anno di riscossa e di grande creatività mi ha dato la carica, spingendomi a scegliere come prima lettura dell’anno un saggio molto simpatico…E disobbediente: “Morale per disobbedienti” di Michel Serres.

Trascorsa la stagione dello scompiglio (…) oggi rivolgo ai capelli bianchi che mi restano una domanda malinconica: perché mai ho amato tanto questa pratica, intesa ovviamente come condotta morale? Perché chi crea scompiglio mal sopporta la gerarchia, il dogma o il pensiero unico.

p. 23

Il saggio che tutti vorremmo ci raccontassero a scuola, o di cui ci parlasse un parente simpatico e un po’ pecora nera (sì, i parenti simpatici esistono, da qualche parte!) sulla lotta alla gerarchia che schiaccia il pensiero.

Un saggio sulla difesa della conoscenza.

Essa richiede che si difenda ferocemente la libertà di pensare.

p. 25

Attraverso i ricordi d’infanzia prima e dell’adolescenza dopo, l’autore – Michel Serres – dipinge l’umanità come dovrebbe essere: curiosa, colta, modesta.

In guerra, nella caccia, in amore, chi gioca a fare il duro è solo un molle. Scoperta: il dolce è il rapporto segreto, che questo libro cerca, tra la birichinata e la morale.

p. 50

Un’umanità che si libera dal sapere accumulato e, leggera, può inventare, creare.

Il capitolo 5, sui temi di “dono” e “perdono”, è un capolavoro laico di grazia ed eleganza che fa riflettere ma sorridendo, con dolcezza.
Mi sono innamorata del concetto di transitività che sostituisce quello di reciprocità. E non dico di più perché quel passaggio è meraviglioso e dovete leggerlo 😉

Iniziare l’anno nuovo con questa infusione di fiducia riempie di speranza nel potenziale, nel futuro. Perché:

(…) Homo sapiens può sopravvivere nei deserti tropicali, nella tundra polare, nella foresta pluviale, alle latitudini temperate.

p. 61

E utilizzare la burla, lo scherzo come stratagemma per parlare di morale è un vero regalo che Serres fa ai suoi lettori. Attraverso l’impertinenza, possiamo sperimentare l’anticonformismo che mette in discussione noi stessi e gli altri.

L’umano non è, può.

p. 61

Sapere che possiamo (migliorare, per esempio). Ecco qualcosa da ricordare.

Buon anno a tutti!

Autore: Michel Serres

Editore: Bollati Boringheri

31 Dicembre 2020: Exit West di Mohsin Hamid

Sono così felice di chiudere l’anno (e che anno, ragazzi!) con questo romanzo di Mohsin Hamid. L’ho amato così tanto che non vedevo l’ora di raccontarvelo.

Avrei dovuto leggerlo tempo fa, ma nella fretta dell’era pre-Covid, quando ogni cosa aveva un altro peso e un’altra urgenza, lo avevo dimenticato sul comodino della mia cameretta di Lecce. E così, per un intero anno e forse un po’ di più, è stato coperto da altri libri e oggetti vari. Lì su quel comodino, in attesa.

E forse è stato un segno averlo ritrovato in questi ultimi giorni di dicembre di questa nuova era che stiamo vivendo (e) maledicendo, ma alla quale io sarò sempre grata perché mi ha fatto ritrovare un equilibrio che avevo scordato di poter raggiungere. Un equilibrio che non è stasi ma sintesi di tutti i colori e i volti, le attese, le conquiste e le sconfitte che hanno costellato questo 2020. E chiudere questo pazzo anno con in mente le parole di Exit West mi rende incredibilmente felice.

È la storia di tutti noi. Naviganti coraggiosi. Viandanti alla ricerca della felicità.

È la storia dell’umanità, da sempre caratterizzata da una parola che oggi impaurisce tante persone: la migrazione.

Posizione, posizione, posizione, ripetono gli agenti immobiliari. La geografia è destino, replicano gli storici.

p. 8

Nasciamo in un posto ma sentiamo la necessità di spostarci, di scoprire nuovi orizzonti, nuove opportunità, nuovi noi. Migriamo per sfuggire alla guerra, alla povertà, al cambiamento climatico. Migriamo per conquistare un destino migliore. E spesso affrontiamo viaggi interminabili, terre inospitali, vicini che sembrano nemici ma che poi li guardi in faccia e sono come noi. Ma loro non lo sanno ancora.

In quel periodo, a leggere le notizie, veniva da pensare che le nazioni fossero come persone con personalità multiple, alcune che sostenevano l’unione e altre la disgregazione, e che quelle personalità multiple fossero anche persone la cui pelle si stava dissolvendo mentre nuotavano in un brodo pieno di altre persone la cui pelle anche si stava dissolvendo.

p. 104

L’autore, Mohsin Hamid, sceglie di zoomare sulle vite di Nadia e Saeed, due sopravvissuti. A tante cose: al viaggio, all’ostilità, alla povertà, al loro stesso rapporto.

Ogni volta che si spostano, due partner, se la loro attenzione è ancora rivolta l’uno verso l’altra, cominciano a vedersi in modo diverso, perché le personalità non hanno un unico immutabile colore, come il bianco o il blu, ma sono come schermi illuminati, e le sfumature che proiettiamo dipendono da ciò che ci circonda. Così era stato per Saeed e Nadia, che in quel nuovo posto erano cambiati l’uno agli occhi dell’altra.

p. 123

E tramite questi due ragazzi, Hamid apre delle porte, all’interno delle quali, leggendo, possiamo solo sbirciare. Ma in fondo sappiamo di averne già varcata qualcuna. Qualcun’altra, invece, dobbiamo ancora avere il coraggio di aprirla.

Siamo tutti migranti attraverso il tempo.

p. 139

Su cosa danno queste porte e che forma hanno dovrete scoprirlo leggendo questo romanzo che vi rapirà per la sua semplicità disarmante e la sua commovente eleganza.

Consigliato con tutta me stessa.

Autore: Mohsin Hamid

Editore: Einaudi

Natale 2020: Il Mago

Probabilmente, quando ho comprato Il Mago di W. Somerset Maugham, mi sentivo un po’ gotica.
Del resto, chi non è intrigato dall’arte magica?

Eh sì, diciamolo pure che è la magia nera quella più affascinante, specialmente per chi trascorre le sue giornate in smartworking e l’unica arte con cui si interfaccia ogni giorno è quella di capire cosa cucinare!

Photo by Kelly Lacy on Pexels.com

«Mi dicevo che in fondo a ciascuno di noi, come il retaggio di un passato lontano, c’è un residuo della superstizione che accecava i nostri padri. È necessario che l’uomo di scienza la contrasti con tutte le sue forze. Eppure, essa è più forte di me.»

p. 221

Un racconto cupo, a tratti angosciante e perverso, che ti inchioda alla pagina, nell’ansia spasmodica di sapere cosa accadrà alle vite dei personaggi coinvolti.

Cosa sarà delle esistenze degli sventurati che si imbattono sul cammino di uno stregone corpulento, sfacciato e malvagio? Sarete disposti a credere a ciò che la ragione vi obbliga a rifiutare?

«Chiunque può prendersi gioco di quel che non conosce»
replicò Haddo, stringendosi nelle spalle possenti».

p. 45

In una danza macabra, oscura e tormentata, Maugham ci svela i destini spietati di chi osa sfidare il mistero, di chi ha tutto banalmente sotto controllo e, un attimo dopo, impietrito dalla paura, ha perso ogni certezza. Come può un mago, un ciarlatano, un impostore piegare al suo volere gli eventi, stravolgere la vita di una giovane coppia e dei suoi amici? Come si può cadere in questa trappola diabolica?

Ma cos’è che muove il mistero? Cos’è che ci spinge a credere? Qual è il fine ultimo di Oliver Haddo, il mago protagonista di questa storia? È poi così distante dall’obiettivo di qualunque altro uomo o donna sulla faccia della Terra?

Resteremo sorpresi nello scoprire certe inquietanti somiglianze… Per chi è disposto a cercarle.

«Ma se ciò vi risulta incomprensibile, rammentate che soltanto colui che vuole con tutto il cuore troverà, e soltanto a colui che bussa con forza la porta sarà aperta»

p. 94
p. 96-97

Autore: W. Somerset Maugham

Editore: Adelphi

Vi lascio anche un pezzo che mi ha ispirata e accompagnata nella scrittura di questa recensione telegrafica 🙂