Le intermittenze della morte

p. 139

“Cosa leggi?”
“Le intermittenze della morte”
“Le tue solite letture pesanti”
“Non è per niente pesante! Fa anche ridere!”
Silenzio.

Che pensereste se un bel giorno, di punto in bianco e senza nessun motivo apparente, la gente smettesse di morire? Sareste felici?

Chissà se José Saramago, Premio Nobel per la letteratura nel 1998 e autore che ogni lettore dovrebbe leggere almeno una volta nella vita, è partito da queste domande per iniziare la stesura di questo romanzo sorprendente.

Se non vi siete mai imbattuti nello stile di Saramago, qualche piccola avvertenza, amici lettori: dimenticate la punteggiatura, in particolare nella forma del punto. Vedete, potrete leggere pagine intere di questo scrittore portoghese, unico nel suo genere, senza trovare il punto. Non solo, dimenticate le virgolette nel discorso diretto e dimenticate anche la regola (patrimonio dell’umanità) della frase semplice “soggetto-verbo-complemento oggetto”.
Ebbene sì, Saramago è il trionfo, anzi no, è la vendetta delle subordinate, in cui all’inizio vi sembrerà di perdervi, come in un labirinto. Ma non preoccupatevi perché basterà prendere il ritmo e sarete un tutt’uno con il pensiero dell’autore.

A proposito, non resistiamo a rammentare che la morte, di per sé, da sola, senza alcun aiuto esterno, ha sempre ammazzato molto meno dell’uomo.

p. 101

La trama è molto semplice: in un Paese X, la morte (badate bene, morte scritto minuscolo, non sbagliatevi) decide che dalla mezzanotte del 31 dicembre, nessuno morirà più. Sconcerto ed entusiasmo si mescolano insieme in un cocktail esplosivo in cui Governo, Chiesa, Assicurazioni, Onoranze Funebri, Ospedali, Case di Riposo, Famiglie, Criminalità dovranno, per forza di cose, cercare un nuovo equilibrio.

Purtroppo, quando si avanza alla cieca nei pantanosi terreni della realpolitk, quando il pragmatismo s’impossessa della bacchetta e dirige il concerto senza badare a cosa c’è scritto nello spartito, è più che sicuro che la logica imperativa del degrado finisca per dimostrare che, in definitiva, c’era ancora qualche gradino da scendere.

p. 52

E ancora, qualcosa che suona incredibilmente familiare (specie in questi giorni):

Non capisco che cosa le dice il cervello a quella gente, disse, il paese sprofonda nella più terribile crisi della sua storia e loro lì a parlare del cambiamento del regime, Io non mi preoccuperei, signore, quello che stanno facendo è approfittare della situazione per diffondere quelle che definiscono le loro proposte di governo, in fondo non sono altro che dei poveri pescatori di acque torbide, (…).

p. 79

Giunti a questo punto, penserete “Sì ma poi non succede nient’altro?”.
Succede dell’altro, amici.

Se, dopo una tregua di circa sette mesi, la morte (sempre in minuscolo) decidesse di tornare a compiere il suo dovere, in una diversa modalità, diciamo più attenta alle esigenze dell’uomo, avvisandolo prima dell’evento luttuoso imminente, a mezzo lettera, cosa pensereste? Sareste felici?
Ma c’è ancora dell’altro: se a un certo punto, una di queste lettere tornasse indietro al mittente? La morte che farebbe?

È impossibile, disse la morte alla falce silenziosa, nessuno al mondo o fuori dal mondo ha mai avuto più potere di me, io sono la morte, il resto è nulla.

p. 135

Amici lettori, secondo me, dovreste andare a fondo in questa faccenda.

31 Dicembre 2020: Exit West di Mohsin Hamid

Sono così felice di chiudere l’anno (e che anno, ragazzi!) con questo romanzo di Mohsin Hamid. L’ho amato così tanto che non vedevo l’ora di raccontarvelo.

Avrei dovuto leggerlo tempo fa, ma nella fretta dell’era pre-Covid, quando ogni cosa aveva un altro peso e un’altra urgenza, lo avevo dimenticato sul comodino della mia cameretta di Lecce. E così, per un intero anno e forse un po’ di più, è stato coperto da altri libri e oggetti vari. Lì su quel comodino, in attesa.

E forse è stato un segno averlo ritrovato in questi ultimi giorni di dicembre di questa nuova era che stiamo vivendo (e) maledicendo, ma alla quale io sarò sempre grata perché mi ha fatto ritrovare un equilibrio che avevo scordato di poter raggiungere. Un equilibrio che non è stasi ma sintesi di tutti i colori e i volti, le attese, le conquiste e le sconfitte che hanno costellato questo 2020. E chiudere questo pazzo anno con in mente le parole di Exit West mi rende incredibilmente felice.

È la storia di tutti noi. Naviganti coraggiosi. Viandanti alla ricerca della felicità.

È la storia dell’umanità, da sempre caratterizzata da una parola che oggi impaurisce tante persone: la migrazione.

Posizione, posizione, posizione, ripetono gli agenti immobiliari. La geografia è destino, replicano gli storici.

p. 8

Nasciamo in un posto ma sentiamo la necessità di spostarci, di scoprire nuovi orizzonti, nuove opportunità, nuovi noi. Migriamo per sfuggire alla guerra, alla povertà, al cambiamento climatico. Migriamo per conquistare un destino migliore. E spesso affrontiamo viaggi interminabili, terre inospitali, vicini che sembrano nemici ma che poi li guardi in faccia e sono come noi. Ma loro non lo sanno ancora.

In quel periodo, a leggere le notizie, veniva da pensare che le nazioni fossero come persone con personalità multiple, alcune che sostenevano l’unione e altre la disgregazione, e che quelle personalità multiple fossero anche persone la cui pelle si stava dissolvendo mentre nuotavano in un brodo pieno di altre persone la cui pelle anche si stava dissolvendo.

p. 104

L’autore, Mohsin Hamid, sceglie di zoomare sulle vite di Nadia e Saeed, due sopravvissuti. A tante cose: al viaggio, all’ostilità, alla povertà, al loro stesso rapporto.

Ogni volta che si spostano, due partner, se la loro attenzione è ancora rivolta l’uno verso l’altra, cominciano a vedersi in modo diverso, perché le personalità non hanno un unico immutabile colore, come il bianco o il blu, ma sono come schermi illuminati, e le sfumature che proiettiamo dipendono da ciò che ci circonda. Così era stato per Saeed e Nadia, che in quel nuovo posto erano cambiati l’uno agli occhi dell’altra.

p. 123

E tramite questi due ragazzi, Hamid apre delle porte, all’interno delle quali, leggendo, possiamo solo sbirciare. Ma in fondo sappiamo di averne già varcata qualcuna. Qualcun’altra, invece, dobbiamo ancora avere il coraggio di aprirla.

Siamo tutti migranti attraverso il tempo.

p. 139

Su cosa danno queste porte e che forma hanno dovrete scoprirlo leggendo questo romanzo che vi rapirà per la sua semplicità disarmante e la sua commovente eleganza.

Consigliato con tutta me stessa.

Autore: Mohsin Hamid

Editore: Einaudi

Natale 2020: Il Mago

Probabilmente, quando ho comprato Il Mago di W. Somerset Maugham, mi sentivo un po’ gotica.
Del resto, chi non è intrigato dall’arte magica?

Eh sì, diciamolo pure che è la magia nera quella più affascinante, specialmente per chi trascorre le sue giornate in smartworking e l’unica arte con cui si interfaccia ogni giorno è quella di capire cosa cucinare!

Photo by Kelly Lacy on Pexels.com

«Mi dicevo che in fondo a ciascuno di noi, come il retaggio di un passato lontano, c’è un residuo della superstizione che accecava i nostri padri. È necessario che l’uomo di scienza la contrasti con tutte le sue forze. Eppure, essa è più forte di me.»

p. 221

Un racconto cupo, a tratti angosciante e perverso, che ti inchioda alla pagina, nell’ansia spasmodica di sapere cosa accadrà alle vite dei personaggi coinvolti.

Cosa sarà delle esistenze degli sventurati che si imbattono sul cammino di uno stregone corpulento, sfacciato e malvagio? Sarete disposti a credere a ciò che la ragione vi obbliga a rifiutare?

«Chiunque può prendersi gioco di quel che non conosce»
replicò Haddo, stringendosi nelle spalle possenti».

p. 45

In una danza macabra, oscura e tormentata, Maugham ci svela i destini spietati di chi osa sfidare il mistero, di chi ha tutto banalmente sotto controllo e, un attimo dopo, impietrito dalla paura, ha perso ogni certezza. Come può un mago, un ciarlatano, un impostore piegare al suo volere gli eventi, stravolgere la vita di una giovane coppia e dei suoi amici? Come si può cadere in questa trappola diabolica?

Ma cos’è che muove il mistero? Cos’è che ci spinge a credere? Qual è il fine ultimo di Oliver Haddo, il mago protagonista di questa storia? È poi così distante dall’obiettivo di qualunque altro uomo o donna sulla faccia della Terra?

Resteremo sorpresi nello scoprire certe inquietanti somiglianze… Per chi è disposto a cercarle.

«Ma se ciò vi risulta incomprensibile, rammentate che soltanto colui che vuole con tutto il cuore troverà, e soltanto a colui che bussa con forza la porta sarà aperta»

p. 94
p. 96-97

Autore: W. Somerset Maugham

Editore: Adelphi

Vi lascio anche un pezzo che mi ha ispirata e accompagnata nella scrittura di questa recensione telegrafica 🙂

Dicembre: Ogni riferimento è puramente casuale

Non avevo ancora letto nulla di Antonio Manzini, lo ammetto. E non so se sia giusto conoscere questo autore partendo da questa raccolta di racconti (probabilmente no!) ma vi assicuro che vi divertirete molto.

Specialmente se vi è capitato di bazzicare, indirettamente o direttamente, lo spietato mondo dell’editoria. Specialmente se avete vissuto certe atmosfere romane (il primo racconto sulla vita di uno scrittore emergente mi ha letteralmente piegata in due…Sì, ridevo da sola in aeroporto ed era ben evidente nonostante la mascherina). Specialmente se amate l’ironia.

“Quello che voi editori non volete capire è che ormai se vuoi arrivare alla gente devi essere autentico”.

“Ma che cazzo vuol dire?” sbotta Mezzasoma.

“Devi viaggiare basso” risponde amaro Pinelli. “Non alzare la posta, essere comprensibile, rassicurante, non insinuare dubbi e soprattutto sembrare il vicino di casa un po’ sfigato. Se poi sei pure cafone e aggressivo allora sì, sei veramente autentico”.

p. 82

Sette racconti sul destino dell’industria culturale. Una riflessione sulla piega (triste) che sta prendendo l’arte del racconto, sempre più votata al marketing, sempre meno all’arte. Un mix di situazioni grottesche, accese da un cinismo e da un sarcasmo di cui tutti abbiamo bisogno. Anche a Natale.

Illustrazione di J. Frederick Smith

La casa editrice certe cose le sa. Finché c’è vita non c’è speranza!

p. 218
p. 146-147

Ps. Il finale del secondo racconto è… Geniale!

Autore: Antonio Manzini

Editore: Sellerio

Dimmi come stai e ti dirò cosa leggere – vol. 2

Torna la rubrica “Dimmi come stai e ti dirò cosa leggere”, con consigli di lettura prêt-à-porter (con tanto di voti) e recensioni “telegrafiche”.

Il Giallo d’autore: voto 9

La fine è nota
Geoffrey Holiday Hall 
Sellerio

Se ami il mistero (a cominciare dalla vita dell’autore del romanzo) e sei in vena di suspence e intrighi, questa storia ti catturerà.

Il romanzo sulle esistenze asimmetriche: voto 8

Asimmetria
Lisa Halliday 
Feltrinelli

Se sei uno di quelli che spesso si domanda “chissà cosa starà facendo Tizio dall’altra parte del mondo?”. Se ti incuriosisce cambiare prospettiva e provare a metterti nei panni di un altro…Fermati: è il tuo romanzo.

Il romanzo psicologico: voto 8

L’ora di Agathe
Anne Catherine Bomann
Iperborea

Se sei seriamente intenzionato a credere che non è vero che a un certo punto della vita “i giochi sono fatti”, Agathe e il suo anziano psicanalista ti piaceranno molto. (Plus: questa casa editrice è una della mie preferite, seguitela anche su Instagram).

Il pugno nello stomaco: voto 10

Vergogna
J. M. Coetzee
Einaudi

Solo se sei molto coraggioso. Se pensi di essere abbastanza forte da incassare un bel pugno nello stomaco, tieniti pronto a sorridere, incazzarti e a commuoverti nel giro di poche pagine. Capolavoro.

Novembre: Finché il caffè è caldo

Cos’hanno in comune una donna in carriera, un anziano che sfoglia una rivista di viaggi, un’infermiera, una donna incinta, un omone enorme, una cameriera impassibile e l’eccentrica proprietaria di un bar?

Apparentemente nulla. Eppure sono tutti legati.

Da un luogo: un piccolo bar dall’atmosfera rétro. Da un certo tipo di caffè. Da una sedia: quella sedia. E soprattutto, da una leggenda giapponese.

“Una costante sfumatura color seppia tingeva l’interno del locale. Senza un orologio, era impossibile dire se fosse giorno o notte.
C’erano tre grossi orologi antichi da parete nel caffè, ma le lancette segnavano tutte orari diversi. Era fatto apposta, oppure erano semplicemente rotti?”

p. 7

Si narra che nella piccola caffetteria giapponese protagonista di questo romanzo d’esordio di Toshikazu Kawaguchi, sia possibile andare indietro nel tempo. A patto che si rispettino determinate regole.

Una su tutte, la più importante, è quella di “finire il caffè finché è caldo”.

Non solo. Colui o colei che decida di affrontare questa prova e di affidarsi alla magia dell’antico caffè, dovrà essere ben consapevole che qualsiasi persona incontrerà, in qualunque momento del passato torni, qualsiasi verità vorrà scoprire o rivelare…

“Il presente non cambierà comunque”

Ma perché? È assurdo e crudele. Perché esiste una regola del genere?

“L’unica spiegazione che Kazu si limitava a dare era «Perché questa è la regola».”

p. 17

Un romanzo sulle occasioni mancate e su quelle che possiamo ancora costruire. Sulle parole non dette, per timidezza, per paura. Sui rimpianti che ci trasciniamo dietro e che tentiamo di nascondere, presi dai nostri mille impegni quotidiani. Sulla speranza di incontrare un po’ di magia sul nostro cammino. Una scintilla che ci dia la possibilità di capire qualcosa in più delle nostre scelte o di quelle compiute da altri intorno a noi. Che ci faccia finalmente realizzare che, a volte, per essere felici, basta godersi un caffè a piccoli sorsi.

Certo, in questo caso, ce lo porterebbe una ragazza giapponese di nome Kazu, dall’espressione impassibile. E avvertiremmo subito che c’è

(…) qualcosa di strano nel suo aspetto: tiene in mano un vassoio d’argento con una tazza bianca e una piccola caffettiera d’argento, anziché la solita caraffa di vetro con cui serviva il caffè ai clienti.

p. 75

E se doveste sentirvi improvvisamente leggeri, se il vostro sguardo dovesse perdersi nel fumo del caffè caldo e se non riusciste più a capire che giorno è… State tranquilli, siete solo tornati indietro nel tempo. E magari sta per entrare una persona molto importante per voi…

Quanto a me, tornerei a un pomeriggio romano, quando in mezzo a una classe di ragazzi speranzosi, riuscivo a vedere solo due occhi. Ma questa, amici, è un’altra storia…

Alla prossima puntata.

Autore: Toshikazu Kawaguchi
Editore: Garzanti

Dimmi come stai e ti dirò cosa leggere

Nel periodo in cui sono stata assente sul blog non ho smesso di leggere, amici lettori. Così, mentre finisco il prossimo romanzo che recensirò, ho pensato di lasciarvi qualche suggerimento prêt-à-porter (con tanto di voti) per affrontare questo inverno al sapore di lockdown. Voilà!

Romanzo generazionale: voto 8

Se ti senti terribilmente trentenne, smarrito e hai bisogno di sapere che non sei solo.

Gli Adulteranti

Joe Dunthorne
Einaudi

Ispirazione, poesia, illuminazione: voto 9

Se vuoi trovare spazio e pace dentro di te.

Il silenzio è cosa viva


Chandra Livia Candiani
Einaudi

Romanzo spietato e brillante sul dio denaro: voto 7

Se in questo momento detesti chiunque sulla faccia della Terra e vuoi mandare il buonismo a farsi benedire.

David Golder

Irène Némirovsky
Gli Adelphi

Sensualità e glamour nel New Jersey degli anni Cinquanta: voto 7

Se ti senti un po’ voyeur…

Luna di miele
a Cape May

Chip Cheek
Einaudi

Alla prossima puntata.

La lettura è il viaggio di chi non può prendere un treno. Francis De Croisset

Ottobre: Scusate il disturbo

Il tempo altro non è che un sistema di misura del decadimento della carne.

Pag. 21

Due anni. Una pandemia in mezzo.

Che strano, dissi al corriere per telefono, sembra quasi che tutte le forze invisibili del mondo ci remino contro.

Pag. 7

Sono stata assente due anni. Forse ci ho messo due anni a ritrovare i pezzi, come in un puzzle da più di 1000 tasselli (si chiamano tasselli? Forse no). Quelli che da piccola mi facevano incazzare comunque. Quelli con i pezzettini tutti dello stesso colore del cielo. Quelli che non sono mai riuscita a completare. Mai avuto molta pazienza. Mai.

Mi conoscevo e non mi conoscevo. Solo da poco l’ho capito. E forse anche Helen non sapeva di non conoscersi, e di non conoscere suo fratello adottivo.

Un bel giorno, improvvisamente, la trentaduenne coreana, protagonista di Scusate il Disturbo, riceve una telefonata da uno zio, uno di quei parenti che non ti chiamano mai. "Tuo fratello adottivo è morto. Si è suicidato".

Helen, dopo anni e anni di lontananza da casa, nel Milwaukee, decide di partire. Decide di investigare sulla morte del fratello. Com’è possibile? Qual è la motivazione dietro un gesto così inspiegabile e violento? Deve capire, deve sapere.

Un viaggio disturbante all’interno di una famiglia. Di una casa che puzza di muffa, di regole troppo severe e inutili, di perbenismo, di animali morti lasciati marcire nel legno degli armadi, di spray per uccidere i parassiti delle piante.

Detestavo le nuvole, la nebbia, certi tipi di filosofia, i bambini piccoli e la poesia. Preferivo il concreto, l’assoluto e le storie, vere o inventate.

Pag. 27

Mi sono spesso chiesta, andando avanti nella lettura, “ma dove va a finire questa maledetta indagine?”. Sono troppo abituata ormai ai ritmi serrati delle serie tv poliziesche di cui mi nutro avidamente da anni. Subito un minuscolo indizio ed ecco che BUM. Prima pista. Primo sospettato. BUM. No. non è lui l’assassino. BUM. Nuovo indizio, nuova pista. Per tenere sempre desta l’attenzione, per non darti il tempo di pensare. Ma poi mi sono fermata. Aspetta. Non è così che funziona nella realtà.

Quanto ci vuole a far sedimentare un pensiero? Quanto a decidere di aprire una porta? Quanto ad accettare che qualcuno ti sta dicendo la verità?

Questo romanzo è lento. Dilatato. A volte anche snervante, per chi come me fa i conti con l’impazienza. Ma se decidi di abbandonarti, di seguire i ragionamenti schizzati di Helen, le sue manie, la sua ricerca di attenzioni, la sua necessità di dire sempre quello che pensa, se decidi di rallentare e partecipare alla ricerca della verità su suo fratello adottivo, ti si apre un ventaglio infinito di indizi, di piste, di domande.

Quanto conosci le persone che reputi più vicine a te? Quanto conosci te stesso e le tue reazioni? Quanto pensi che gli altri ti conoscano?

Gliela farò vedere io, dissi al vento.
A tutti quelli che nella vita mi hanno ignorato, tutti quelli che hanno sottovalutato la forza della mia volontà, la mia forza vitale.

Pag. 122

Non dico di più. Io ho riso molto, mi sono commossa. Mi sono incazzata. Ho tifato per Helen. E ho voluto farmi disturbare da lei e dalla sua magnifica follia.

Pag. 122

Autore: Patty Yumi Cottrell
Editore: 66th And 2nd
Collana: Bazar

La traccia musicale nel video è Beige di Yoke Lore

Maggio: Oggi avrei preferito non incontrarmi

Sì, sono molto in ritardo stavolta.

Maggio è stato un mese infinito e “Oggi avrei preferito non incontrarmi”, della scrittrice Premio Nobel, Herta Müller, è stata una sfida non indifferente.

Se la notte prende da ciascuno la sua sbornia, verso il mattino dev’esserne tutta piena fino alle stelle. Sono così tanti a bere qui in città.

p. 11

Rincorrere i pensieri

Ho iniziato a leggere questo romanzo pensando che la trama fosse molto dinamica. Forse mi ero immaginata una sorta di giallo ambientato nella Romania di Nicolae Ceaușescu. Ma come spesso accade in letteratura e nella vita… Non tutto è quello che sembra. Ed è così che mi sono ritrovata impigliata nei pensieri di una donna il cui carattere non è mai completamente svelato dall’autrice.

Mi sono spesso (forse troppo spesso) persa nella risacca dei flashback repentini che costellano il romanzo. Ho faticato a stare dietro ai ricordi di infanzia della protagonista. Al suo desiderio perverso di avere rapporti sessuali col padre. Alla descrizione della ferocia della madre. Agli incontri con personaggi paradossali sul tram, per le strade di una cittadina rumena.

Mi inquietava un po’, mentre camminavo sul marciapede, che lassù in cielo ci fosse qualcosa di bello e sulla terra qui sotto nessuna legge che proibisse di guardare in alto. Quindi era concesso strappare al giorno qualcosa, prima che si immiserisse nella fabbrica.

p. 13

Poi ho iniziato a capire. A entrare nella storia. Non tanto grazie alla descrizione della giovane protagonista ma, paradossalmente, grazie allo stile fragmentato di Herta Müller.
Ammetto la mia frustrazione durante questo mese e mezzo di lettura. Mi sono lagnata per la costruzione narrativa eccessivamente contorta, per la trama quasi inesistente (una giovane donna che, per sua sfortuna, si trova a dover sostenere dei colloqui con i servizi segreti del regime) e, tutto sommato, noiosa.

Vedi alla voce “dittatura”

Poi ho capito. La forza di questo romanzo (comunque di non facile lettura, a mio avviso) è proprio il suo non essere immediato. Tutta l’angoscia della vita in un regime dittatoriale si insinua gradualmente e silenziosamente nella mente del lettore, vittima a sua volta della prigionia di una protagonista senza nome.

(…) Poi il silenzio era solcato di piaghe, i cani abbaiavano fino al treno successivo. Il mio cervello colava e si scioglieva.

p. 140

maggio 2

Senza nome probabilmente perché, per il regime, non cambia nulla se ti chiami X o Y. Non cambia nulla se sei colpevole o vittima dei capricci di un uomo che non hai voluto assecondare. Non cambia nulla se rispondi “sono stata io” o “non sono stata io”. Per il regime basta il sospetto. E sei marchiato. Ogni tua azione è misurata, giudicata. I tuoi vicini ti spiano. Prendono appunti sui tuoi spostamenti. Chi ti sta accanto viene pedinato, aggredito. E non puoi fare altro che continuare a presentarti “giovedì alle dieci in punto”. Non puoi fare altro che sopportare che il tuo aguzzino, ad ogni colloquio, nel farti il baciamano ti stritoli le dita con violenza…

(…) E negli interstizi resta spazio per la felicità.

p. 89

Penso a quello che ho

In diversi momenti ho pensato di aver sbagliato romanzo. “Non è per me, troppo lento”. Sono stata sul punto di abbandonarlo. Ma sono felice di essere andata fino in fondo. C’era qualcosa che mi diceva di continuare.

Oggi so qualcosa in più. Per anni leggiamo sui libri di scuola le parole “dittatura”, “regime”, “servizi segreti”, “tortura”. Ma cosa sappiamo poi veramente delle vite di chi è sopravvissuto a queste storture della storia? Come facciamo a sapere cosa si prova a non sapere se dopo aver varcato la soglia di una stanza lurida di una caserma, uscirai vivo? Se vedrai ancora il cielo? Che ne sappiamo di cosa significa non poter sognare di vivere in un altro Paese?  Ecco, io penso a quello che ho. E sono fortunata. Penso che solo sforzandosi di capire un ritmo diverso, uno stile linguistico diverso, un modo di raccontare diverso, possiamo davvero capire qualcosa.

È stato un viaggio faticoso ma ne è valsa la pena.

 

Alla prossima puntata, amici lettori!

 

Aprile: Il bacio più breve della storia

Accendi neon da bagno

in mezzo a un bosco fiabesco

Esistono donne il cui mistero svanisce d’un tratto

quando scoppiano a ridere.

Come se qualcuno accendesse neon da bagno

in mezzo a un bosco fiabesco.

Tu fai crescere boschi fiabeschi

in un bouquet di neon.

P. 61

E se in una notte parigina vi trovaste faccia a faccia con una creatura misteriosa e affascinante? E se l’unica cosa possibile da fare fosse baciarla?

Un bacio brevissimo. Indimenticabile.

E se, una volta aperti gli occhi, la creatura sparisse nel nulla?

Così inizia la storia di Mathias Malzieu, cantante e scrittore francese.

Un cocktail romantico e surreale, con personaggi ai limiti del cartone animato. Una storia profumata di atmosfere fiabesche e incantate. Di dolci e invenzioni infantili.

Un inventore che non inventa più, deluso dall’amore e arreso alla sua solitudine. Una donna invisibile. Un incontro che stravolge esistenza e certezze.

Un ex detective, amico delle star hollywoodiane. Elvis, un pappagallo addestrato per i pedinamenti in aria che riproduce anche il suono degli orgasmi. Cioccolatini al sapore di bacio.

Le conseguenze dell’amore

Poi mi sono innamorata. Più amavo e più a lungo scomparivo. Finché mi sono innamorata alla follia, diventando invisibile senza interruzioni.

P. 40

Annullarsi nell’altro. Rinunciare a se stessi. Per amore?

Per paura di perdere la persona amata?

Sono anche questi i rischi dell’amore. E di questo è disseminato il romanzo. Dei rischi che si corrono quando ci innamoriamo e quando non siamo più innamorati.

C’è chi addirittura dimentica il cuore su un taxi e non torna a recuperalo…

P. 51

Poi la svolta. Un incontro inaspettato e insperato che cambia tutto. E ci si ritrova a inventare di nuovo. Siamo improvvisamente ispirati, coraggiosi. Talvolta sfacciati. La fantasia si rimette al lavoro e ci spinge a pensare a cose che non avremmo mai immaginato di pensare.

Un unico scopo. Provare un’altra volta le sensazioni che abbiamo provato durante l’incontro magico. Riassaporare il mistero. Ed eccoci ad arrovellarci sul perché viviamo in questo stato di attesa perenne. Il logorio della domanda “perché non riesco a togliermi dalla testa questo bacio?”. E poi, “quando lo/a rivedrò?”, “perché non mi cerca?”.

foto blog aprile 4

Corsi e ricorsi agrodolci

Come si sente?”

“Baciata!”

“E i polmoni?”

“Normali.”

“Sensibili?”

“Meno del cuore”

“Perché di solito è il cuore a farla tossire?”

“Quando c’è lei, temo di sì.”

P. 69

Infine la fortuna decide di assisterci. Ritroviamo quella sensazione che abbiamo rincorso per giorni, mesi che sembrano anni. Piano piano ci affidiamo all’altro, anche se è invisibile. Anche se scopriamo che al posto del cuore gli è rimasto il foro di un proiettile. Ma cosa cambia? Insieme si costruisce una piccola routine. Quotidianamente stupiti dalla potenza inaspettata di questo Amorcerotto.

foto blog aprile 3

Forse ogni tassello sta tornando al suo posto? Non è facile ma ci buttiamo a capofitto con ogni brandello della nostra insicurezza.

E quando pensiamo di aver trovato una nuova stabilità…

Il passato bussa alla porta. Insinua il dubbio. Dobbiamo incontrarlo un’altra volta. Perché a spingerci c’è quella “specie di rabbiosa gioia”.

E il nostro Amorcerotto? Starà lì a guardare? Si arrenderà? O lotterà contro il Ritorno al passato?

E noi sapremo cosa fare? Cosa sceglieremo?

Se potessi scontrarti con un vero nemico, ti sentiresti sollevato, giusto?”

“Sì! Una vera stronza mi farebbe proprio bene. Così potrei vendicarmi come un cowboy del cazzo!”

“Ma tu hai un nemico…”

“Ah, sì? E chi sarebbe?”

“Te stesso!”

“…”

“Sei il tuo peggior nemico, vecchio mio! Il più spietato, maldestro e difficile da controllare.”

P. 88

foto blog aprile 2

Ora o mai più

Alla fine scegliamo, amici lettori. Si sceglie sempre. Prima o poi.

Non voglio svelarvi niente di più. Leggete questo breve romanzo come se fosse la favola della buonanotte che vi leggeva vostra mamma prima di andare a dormire. O che leggete ora ai vostri figli. Tornate ingenui, fatevi stupire. Vi sorprenderete più di una volta a sorridere alle pagine del libro. Vi affezionerete ai personaggi e vorrete sapere spasmodicamente come va a finire il racconto. Abbandonatevi.

Non avete voglia anche voi di un pizzico di magia nelle vostre giornate?

Alla prossima storia, amici lettori!