Storie di gente felice

Forse dietro l’angolo esistono mille possibilità ancora intentate. Forse siamo solo noi che siamo stanchi, che ci siamo abituati a rassegnarci e a chiamare verità la rassegnazione e realtà tutto ciò che ci è di ostacolo, e a definire irreale tutto ciò che speriamo.

p. 21

La felicità è tutta uguale?

Ammetto che quando ho iniziato a leggere “Storie di gente felice” di Lars Gustafsson, edito da Iperborea (casa editrice che amo) avevo in mente tutto un altro genere di storie. Anzi, in realtà, avevo in mente tutto un altro genere di felicità.

E mi sono chiesta: com’è fatta la felicità? È uguale per tutti? Di che colore è? Ha una forma particolare? E, andando avanti nella lettura, immergendomi nel ritmo lento, nelle atmosfere sognanti dei dieci racconti di Gustafsson, ho capito che ho sempre avuto in mente un certo tipo di felicità. Quella dei film americani, quella del finale perfetto e del “e vissero per sempre felici e contenti“. Questo ha causato un iniziale corto circuito che mi ha portato a sentenziare: “Ma questi personaggi, anzi, queste storie non sono per niente felici!”

«Non è importante che tutto debba essere importante»

p. 97

Poi ho capito. La chiave per comprendere questi racconti è accettare l’esistenza di una felicità diversa. Che ha un altro tempo. Persino un altro spazio.

Una ferrovia del tutto priva di rischi, senza sorprese e pericoli, per così dire del tutto esente da sfide e incontri, non sarebbe diventata alla lunga monotona e noiosa?

p. 44

Crescere con un’idea univoca di cosa debba essere importante, felice, bello o giusto limita enormente le nostre vite e soprattutto le nostre possibilità. Ed è proprio abbracciando la vastità del campo del possibile che riusciamo a capire “Storie di gente felice”. I suoi tratti filosofici, poetici, meditativi e di colpo reali, crudelmente autentici.

L’essere umano era qualcosa di simile ai riflessi del sole su un’acqua in rapido movimento? Qualcosa che diventa visibile sotto un certo angolo, e invisibile sotto un altro?

p. 76

Vedi alla voce: illuminazione

Mentre pensi di rimanere intrappolato dalla bellezza delle descrizioni della natura, ecco che si inserisce un momento incredibilmente intimo di “epifania” che sorprende il lettore e gli stessi personaggi dei racconti. Ognuno riesce improvvisamente a scorgere una nuova prospettiva da cui osservare il proprio cammino, aprendo un varco nella propria realtà e cogliendo l’occasione di intuire il possibile. Di intuire la felicità.

E così, si alternano le vite di un ricercatore inviato in Cina che risolve un problema ingegneristico meditando sui pensieri di Mao, quella di un fisico che durante una notte insonne scopre sull’elenco telefonico che forse la sua prima fidanzata data per morta da tempo è viva e vegeta, e ancora, due innamorati che si incontrano dopo anni in un bar di Atene, un bambino che cresce in manicomio, una donna ammalata. Compaiono addirittura Pascal e Nietzsche, in una ricerca spasmodica di un senso, di un equilibrio tra realtà e immaginazione.

p. 195-196

Alla prossima puntata, amici lettori!

Dicembre: Ogni riferimento è puramente casuale

Non avevo ancora letto nulla di Antonio Manzini, lo ammetto. E non so se sia giusto conoscere questo autore partendo da questa raccolta di racconti (probabilmente no!) ma vi assicuro che vi divertirete molto.

Specialmente se vi è capitato di bazzicare, indirettamente o direttamente, lo spietato mondo dell’editoria. Specialmente se avete vissuto certe atmosfere romane (il primo racconto sulla vita di uno scrittore emergente mi ha letteralmente piegata in due…Sì, ridevo da sola in aeroporto ed era ben evidente nonostante la mascherina). Specialmente se amate l’ironia.

“Quello che voi editori non volete capire è che ormai se vuoi arrivare alla gente devi essere autentico”.

“Ma che cazzo vuol dire?” sbotta Mezzasoma.

“Devi viaggiare basso” risponde amaro Pinelli. “Non alzare la posta, essere comprensibile, rassicurante, non insinuare dubbi e soprattutto sembrare il vicino di casa un po’ sfigato. Se poi sei pure cafone e aggressivo allora sì, sei veramente autentico”.

p. 82

Sette racconti sul destino dell’industria culturale. Una riflessione sulla piega (triste) che sta prendendo l’arte del racconto, sempre più votata al marketing, sempre meno all’arte. Un mix di situazioni grottesche, accese da un cinismo e da un sarcasmo di cui tutti abbiamo bisogno. Anche a Natale.

Illustrazione di J. Frederick Smith

La casa editrice certe cose le sa. Finché c’è vita non c’è speranza!

p. 218
p. 146-147

Ps. Il finale del secondo racconto è… Geniale!

Autore: Antonio Manzini

Editore: Sellerio