Dimmi come stai e ti dirò cosa leggere – vol. 2

Torna la rubrica “Dimmi come stai e ti dirò cosa leggere”, con consigli di lettura prêt-à-porter (con tanto di voti) e recensioni “telegrafiche”.

Il Giallo d’autore: voto 9

La fine è nota
Geoffrey Holiday Hall 
Sellerio

Se ami il mistero (a cominciare dalla vita dell’autore del romanzo) e sei in vena di suspence e intrighi, questa storia ti catturerà.

Il romanzo sulle esistenze asimmetriche: voto 8

Asimmetria
Lisa Halliday 
Feltrinelli

Se sei uno di quelli che spesso si domanda “chissà cosa starà facendo Tizio dall’altra parte del mondo?”. Se ti incuriosisce cambiare prospettiva e provare a metterti nei panni di un altro…Fermati: è il tuo romanzo.

Il romanzo psicologico: voto 8

L’ora di Agathe
Anne Catherine Bomann
Iperborea

Se sei seriamente intenzionato a credere che non è vero che a un certo punto della vita “i giochi sono fatti”, Agathe e il suo anziano psicanalista ti piaceranno molto. (Plus: questa casa editrice è una della mie preferite, seguitela anche su Instagram).

Il pugno nello stomaco: voto 10

Vergogna
J. M. Coetzee
Einaudi

Solo se sei molto coraggioso. Se pensi di essere abbastanza forte da incassare un bel pugno nello stomaco, tieniti pronto a sorridere, incazzarti e a commuoverti nel giro di poche pagine. Capolavoro.

Novembre: Finché il caffè è caldo

Cos’hanno in comune una donna in carriera, un anziano che sfoglia una rivista di viaggi, un’infermiera, una donna incinta, un omone enorme, una cameriera impassibile e l’eccentrica proprietaria di un bar?

Apparentemente nulla. Eppure sono tutti legati.

Da un luogo: un piccolo bar dall’atmosfera rétro. Da un certo tipo di caffè. Da una sedia: quella sedia. E soprattutto, da una leggenda giapponese.

“Una costante sfumatura color seppia tingeva l’interno del locale. Senza un orologio, era impossibile dire se fosse giorno o notte.
C’erano tre grossi orologi antichi da parete nel caffè, ma le lancette segnavano tutte orari diversi. Era fatto apposta, oppure erano semplicemente rotti?”

p. 7

Si narra che nella piccola caffetteria giapponese protagonista di questo romanzo d’esordio di Toshikazu Kawaguchi, sia possibile andare indietro nel tempo. A patto che si rispettino determinate regole.

Una su tutte, la più importante, è quella di “finire il caffè finché è caldo”.

Non solo. Colui o colei che decida di affrontare questa prova e di affidarsi alla magia dell’antico caffè, dovrà essere ben consapevole che qualsiasi persona incontrerà, in qualunque momento del passato torni, qualsiasi verità vorrà scoprire o rivelare…

“Il presente non cambierà comunque”

Ma perché? È assurdo e crudele. Perché esiste una regola del genere?

“L’unica spiegazione che Kazu si limitava a dare era «Perché questa è la regola».”

p. 17

Un romanzo sulle occasioni mancate e su quelle che possiamo ancora costruire. Sulle parole non dette, per timidezza, per paura. Sui rimpianti che ci trasciniamo dietro e che tentiamo di nascondere, presi dai nostri mille impegni quotidiani. Sulla speranza di incontrare un po’ di magia sul nostro cammino. Una scintilla che ci dia la possibilità di capire qualcosa in più delle nostre scelte o di quelle compiute da altri intorno a noi. Che ci faccia finalmente realizzare che, a volte, per essere felici, basta godersi un caffè a piccoli sorsi.

Certo, in questo caso, ce lo porterebbe una ragazza giapponese di nome Kazu, dall’espressione impassibile. E avvertiremmo subito che c’è

(…) qualcosa di strano nel suo aspetto: tiene in mano un vassoio d’argento con una tazza bianca e una piccola caffettiera d’argento, anziché la solita caraffa di vetro con cui serviva il caffè ai clienti.

p. 75

E se doveste sentirvi improvvisamente leggeri, se il vostro sguardo dovesse perdersi nel fumo del caffè caldo e se non riusciste più a capire che giorno è… State tranquilli, siete solo tornati indietro nel tempo. E magari sta per entrare una persona molto importante per voi…

Quanto a me, tornerei a un pomeriggio romano, quando in mezzo a una classe di ragazzi speranzosi, riuscivo a vedere solo due occhi. Ma questa, amici, è un’altra storia…

Alla prossima puntata.

Autore: Toshikazu Kawaguchi
Editore: Garzanti

Dimmi come stai e ti dirò cosa leggere

Nel periodo in cui sono stata assente sul blog non ho smesso di leggere, amici lettori. Così, mentre finisco il prossimo romanzo che recensirò, ho pensato di lasciarvi qualche suggerimento prêt-à-porter (con tanto di voti) per affrontare questo inverno al sapore di lockdown. Voilà!

Romanzo generazionale: voto 8

Se ti senti terribilmente trentenne, smarrito e hai bisogno di sapere che non sei solo.

Gli Adulteranti

Joe Dunthorne
Einaudi

Ispirazione, poesia, illuminazione: voto 9

Se vuoi trovare spazio e pace dentro di te.

Il silenzio è cosa viva


Chandra Livia Candiani
Einaudi

Romanzo spietato e brillante sul dio denaro: voto 7

Se in questo momento detesti chiunque sulla faccia della Terra e vuoi mandare il buonismo a farsi benedire.

David Golder

Irène Némirovsky
Gli Adelphi

Sensualità e glamour nel New Jersey degli anni Cinquanta: voto 7

Se ti senti un po’ voyeur…

Luna di miele
a Cape May

Chip Cheek
Einaudi

Alla prossima puntata.

La lettura è il viaggio di chi non può prendere un treno. Francis De Croisset

Ottobre: Scusate il disturbo

Il tempo altro non è che un sistema di misura del decadimento della carne.

Pag. 21

Due anni. Una pandemia in mezzo.

Che strano, dissi al corriere per telefono, sembra quasi che tutte le forze invisibili del mondo ci remino contro.

Pag. 7

Sono stata assente due anni. Forse ci ho messo due anni a ritrovare i pezzi, come in un puzzle da più di 1000 tasselli (si chiamano tasselli? Forse no). Quelli che da piccola mi facevano incazzare comunque. Quelli con i pezzettini tutti dello stesso colore del cielo. Quelli che non sono mai riuscita a completare. Mai avuto molta pazienza. Mai.

Mi conoscevo e non mi conoscevo. Solo da poco l’ho capito. E forse anche Helen non sapeva di non conoscersi, e di non conoscere suo fratello adottivo.

Un bel giorno, improvvisamente, la trentaduenne coreana, protagonista di Scusate il Disturbo, riceve una telefonata da uno zio, uno di quei parenti che non ti chiamano mai. "Tuo fratello adottivo è morto. Si è suicidato".

Helen, dopo anni e anni di lontananza da casa, nel Milwaukee, decide di partire. Decide di investigare sulla morte del fratello. Com’è possibile? Qual è la motivazione dietro un gesto così inspiegabile e violento? Deve capire, deve sapere.

Un viaggio disturbante all’interno di una famiglia. Di una casa che puzza di muffa, di regole troppo severe e inutili, di perbenismo, di animali morti lasciati marcire nel legno degli armadi, di spray per uccidere i parassiti delle piante.

Detestavo le nuvole, la nebbia, certi tipi di filosofia, i bambini piccoli e la poesia. Preferivo il concreto, l’assoluto e le storie, vere o inventate.

Pag. 27

Mi sono spesso chiesta, andando avanti nella lettura, “ma dove va a finire questa maledetta indagine?”. Sono troppo abituata ormai ai ritmi serrati delle serie tv poliziesche di cui mi nutro avidamente da anni. Subito un minuscolo indizio ed ecco che BUM. Prima pista. Primo sospettato. BUM. No. non è lui l’assassino. BUM. Nuovo indizio, nuova pista. Per tenere sempre desta l’attenzione, per non darti il tempo di pensare. Ma poi mi sono fermata. Aspetta. Non è così che funziona nella realtà.

Quanto ci vuole a far sedimentare un pensiero? Quanto a decidere di aprire una porta? Quanto ad accettare che qualcuno ti sta dicendo la verità?

Questo romanzo è lento. Dilatato. A volte anche snervante, per chi come me fa i conti con l’impazienza. Ma se decidi di abbandonarti, di seguire i ragionamenti schizzati di Helen, le sue manie, la sua ricerca di attenzioni, la sua necessità di dire sempre quello che pensa, se decidi di rallentare e partecipare alla ricerca della verità su suo fratello adottivo, ti si apre un ventaglio infinito di indizi, di piste, di domande.

Quanto conosci le persone che reputi più vicine a te? Quanto conosci te stesso e le tue reazioni? Quanto pensi che gli altri ti conoscano?

Gliela farò vedere io, dissi al vento.
A tutti quelli che nella vita mi hanno ignorato, tutti quelli che hanno sottovalutato la forza della mia volontà, la mia forza vitale.

Pag. 122

Non dico di più. Io ho riso molto, mi sono commossa. Mi sono incazzata. Ho tifato per Helen. E ho voluto farmi disturbare da lei e dalla sua magnifica follia.

Pag. 122

Autore: Patty Yumi Cottrell
Editore: 66th And 2nd
Collana: Bazar

La traccia musicale nel video è Beige di Yoke Lore