Le intermittenze della morte

p. 139

“Cosa leggi?”
“Le intermittenze della morte”
“Le tue solite letture pesanti”
“Non è per niente pesante! Fa anche ridere!”
Silenzio.

Che pensereste se un bel giorno, di punto in bianco e senza nessun motivo apparente, la gente smettesse di morire? Sareste felici?

Chissà se José Saramago, Premio Nobel per la letteratura nel 1998 e autore che ogni lettore dovrebbe leggere almeno una volta nella vita, è partito da queste domande per iniziare la stesura di questo romanzo sorprendente.

Se non vi siete mai imbattuti nello stile di Saramago, qualche piccola avvertenza, amici lettori: dimenticate la punteggiatura, in particolare nella forma del punto. Vedete, potrete leggere pagine intere di questo scrittore portoghese, unico nel suo genere, senza trovare il punto. Non solo, dimenticate le virgolette nel discorso diretto e dimenticate anche la regola (patrimonio dell’umanità) della frase semplice “soggetto-verbo-complemento oggetto”.
Ebbene sì, Saramago è il trionfo, anzi no, è la vendetta delle subordinate, in cui all’inizio vi sembrerà di perdervi, come in un labirinto. Ma non preoccupatevi perché basterà prendere il ritmo e sarete un tutt’uno con il pensiero dell’autore.

A proposito, non resistiamo a rammentare che la morte, di per sé, da sola, senza alcun aiuto esterno, ha sempre ammazzato molto meno dell’uomo.

p. 101

La trama è molto semplice: in un Paese X, la morte (badate bene, morte scritto minuscolo, non sbagliatevi) decide che dalla mezzanotte del 31 dicembre, nessuno morirà più. Sconcerto ed entusiasmo si mescolano insieme in un cocktail esplosivo in cui Governo, Chiesa, Assicurazioni, Onoranze Funebri, Ospedali, Case di Riposo, Famiglie, Criminalità dovranno, per forza di cose, cercare un nuovo equilibrio.

Purtroppo, quando si avanza alla cieca nei pantanosi terreni della realpolitk, quando il pragmatismo s’impossessa della bacchetta e dirige il concerto senza badare a cosa c’è scritto nello spartito, è più che sicuro che la logica imperativa del degrado finisca per dimostrare che, in definitiva, c’era ancora qualche gradino da scendere.

p. 52

E ancora, qualcosa che suona incredibilmente familiare (specie in questi giorni):

Non capisco che cosa le dice il cervello a quella gente, disse, il paese sprofonda nella più terribile crisi della sua storia e loro lì a parlare del cambiamento del regime, Io non mi preoccuperei, signore, quello che stanno facendo è approfittare della situazione per diffondere quelle che definiscono le loro proposte di governo, in fondo non sono altro che dei poveri pescatori di acque torbide, (…).

p. 79

Giunti a questo punto, penserete “Sì ma poi non succede nient’altro?”.
Succede dell’altro, amici.

Se, dopo una tregua di circa sette mesi, la morte (sempre in minuscolo) decidesse di tornare a compiere il suo dovere, in una diversa modalità, diciamo più attenta alle esigenze dell’uomo, avvisandolo prima dell’evento luttuoso imminente, a mezzo lettera, cosa pensereste? Sareste felici?
Ma c’è ancora dell’altro: se a un certo punto, una di queste lettere tornasse indietro al mittente? La morte che farebbe?

È impossibile, disse la morte alla falce silenziosa, nessuno al mondo o fuori dal mondo ha mai avuto più potere di me, io sono la morte, il resto è nulla.

p. 135

Amici lettori, secondo me, dovreste andare a fondo in questa faccenda.

Gennaio 2021: partiamo disobbedienti e anticonformisti!

Come ogni 1 Gennaio, anche quest’anno mi sono alzata, ho messo su il caffè e ho iniziato la lettura appassionata di tutti gli oroscopi realizzati sulla faccia della Terra. Non so perché ma è una mia piccola mania che è diventata tradizione nel corso degli anni. E, probabilmente, quest’anno più che mai vorremmo tutti sapere che andrà meglio. E, incredibilmente, per il segno della Bilancia sembra proprio che sia previsto un anno super! Incrociamo le dita! Voi direte “Ma che c’entra con i libri e con il titolo di questo articolo?”. Giusto. Beh, c’entra perché sapere che praticamente per tutti gli oroscopi che ho letto il 2021 sarà un anno di riscossa e di grande creatività mi ha dato la carica, spingendomi a scegliere come prima lettura dell’anno un saggio molto simpatico…E disobbediente: “Morale per disobbedienti” di Michel Serres.

Trascorsa la stagione dello scompiglio (…) oggi rivolgo ai capelli bianchi che mi restano una domanda malinconica: perché mai ho amato tanto questa pratica, intesa ovviamente come condotta morale? Perché chi crea scompiglio mal sopporta la gerarchia, il dogma o il pensiero unico.

p. 23

Il saggio che tutti vorremmo ci raccontassero a scuola, o di cui ci parlasse un parente simpatico e un po’ pecora nera (sì, i parenti simpatici esistono, da qualche parte!) sulla lotta alla gerarchia che schiaccia il pensiero.

Un saggio sulla difesa della conoscenza.

Essa richiede che si difenda ferocemente la libertà di pensare.

p. 25

Attraverso i ricordi d’infanzia prima e dell’adolescenza dopo, l’autore – Michel Serres – dipinge l’umanità come dovrebbe essere: curiosa, colta, modesta.

In guerra, nella caccia, in amore, chi gioca a fare il duro è solo un molle. Scoperta: il dolce è il rapporto segreto, che questo libro cerca, tra la birichinata e la morale.

p. 50

Un’umanità che si libera dal sapere accumulato e, leggera, può inventare, creare.

Il capitolo 5, sui temi di “dono” e “perdono”, è un capolavoro laico di grazia ed eleganza che fa riflettere ma sorridendo, con dolcezza.
Mi sono innamorata del concetto di transitività che sostituisce quello di reciprocità. E non dico di più perché quel passaggio è meraviglioso e dovete leggerlo 😉

Iniziare l’anno nuovo con questa infusione di fiducia riempie di speranza nel potenziale, nel futuro. Perché:

(…) Homo sapiens può sopravvivere nei deserti tropicali, nella tundra polare, nella foresta pluviale, alle latitudini temperate.

p. 61

E utilizzare la burla, lo scherzo come stratagemma per parlare di morale è un vero regalo che Serres fa ai suoi lettori. Attraverso l’impertinenza, possiamo sperimentare l’anticonformismo che mette in discussione noi stessi e gli altri.

L’umano non è, può.

p. 61

Sapere che possiamo (migliorare, per esempio). Ecco qualcosa da ricordare.

Buon anno a tutti!

Autore: Michel Serres

Editore: Bollati Boringheri

31 Dicembre 2020: Exit West di Mohsin Hamid

Sono così felice di chiudere l’anno (e che anno, ragazzi!) con questo romanzo di Mohsin Hamid. L’ho amato così tanto che non vedevo l’ora di raccontarvelo.

Avrei dovuto leggerlo tempo fa, ma nella fretta dell’era pre-Covid, quando ogni cosa aveva un altro peso e un’altra urgenza, lo avevo dimenticato sul comodino della mia cameretta di Lecce. E così, per un intero anno e forse un po’ di più, è stato coperto da altri libri e oggetti vari. Lì su quel comodino, in attesa.

E forse è stato un segno averlo ritrovato in questi ultimi giorni di dicembre di questa nuova era che stiamo vivendo (e) maledicendo, ma alla quale io sarò sempre grata perché mi ha fatto ritrovare un equilibrio che avevo scordato di poter raggiungere. Un equilibrio che non è stasi ma sintesi di tutti i colori e i volti, le attese, le conquiste e le sconfitte che hanno costellato questo 2020. E chiudere questo pazzo anno con in mente le parole di Exit West mi rende incredibilmente felice.

È la storia di tutti noi. Naviganti coraggiosi. Viandanti alla ricerca della felicità.

È la storia dell’umanità, da sempre caratterizzata da una parola che oggi impaurisce tante persone: la migrazione.

Posizione, posizione, posizione, ripetono gli agenti immobiliari. La geografia è destino, replicano gli storici.

p. 8

Nasciamo in un posto ma sentiamo la necessità di spostarci, di scoprire nuovi orizzonti, nuove opportunità, nuovi noi. Migriamo per sfuggire alla guerra, alla povertà, al cambiamento climatico. Migriamo per conquistare un destino migliore. E spesso affrontiamo viaggi interminabili, terre inospitali, vicini che sembrano nemici ma che poi li guardi in faccia e sono come noi. Ma loro non lo sanno ancora.

In quel periodo, a leggere le notizie, veniva da pensare che le nazioni fossero come persone con personalità multiple, alcune che sostenevano l’unione e altre la disgregazione, e che quelle personalità multiple fossero anche persone la cui pelle si stava dissolvendo mentre nuotavano in un brodo pieno di altre persone la cui pelle anche si stava dissolvendo.

p. 104

L’autore, Mohsin Hamid, sceglie di zoomare sulle vite di Nadia e Saeed, due sopravvissuti. A tante cose: al viaggio, all’ostilità, alla povertà, al loro stesso rapporto.

Ogni volta che si spostano, due partner, se la loro attenzione è ancora rivolta l’uno verso l’altra, cominciano a vedersi in modo diverso, perché le personalità non hanno un unico immutabile colore, come il bianco o il blu, ma sono come schermi illuminati, e le sfumature che proiettiamo dipendono da ciò che ci circonda. Così era stato per Saeed e Nadia, che in quel nuovo posto erano cambiati l’uno agli occhi dell’altra.

p. 123

E tramite questi due ragazzi, Hamid apre delle porte, all’interno delle quali, leggendo, possiamo solo sbirciare. Ma in fondo sappiamo di averne già varcata qualcuna. Qualcun’altra, invece, dobbiamo ancora avere il coraggio di aprirla.

Siamo tutti migranti attraverso il tempo.

p. 139

Su cosa danno queste porte e che forma hanno dovrete scoprirlo leggendo questo romanzo che vi rapirà per la sua semplicità disarmante e la sua commovente eleganza.

Consigliato con tutta me stessa.

Autore: Mohsin Hamid

Editore: Einaudi

Natale 2020: Il Mago

Probabilmente, quando ho comprato Il Mago di W. Somerset Maugham, mi sentivo un po’ gotica.
Del resto, chi non è intrigato dall’arte magica?

Eh sì, diciamolo pure che è la magia nera quella più affascinante, specialmente per chi trascorre le sue giornate in smartworking e l’unica arte con cui si interfaccia ogni giorno è quella di capire cosa cucinare!

Photo by Kelly Lacy on Pexels.com

«Mi dicevo che in fondo a ciascuno di noi, come il retaggio di un passato lontano, c’è un residuo della superstizione che accecava i nostri padri. È necessario che l’uomo di scienza la contrasti con tutte le sue forze. Eppure, essa è più forte di me.»

p. 221

Un racconto cupo, a tratti angosciante e perverso, che ti inchioda alla pagina, nell’ansia spasmodica di sapere cosa accadrà alle vite dei personaggi coinvolti.

Cosa sarà delle esistenze degli sventurati che si imbattono sul cammino di uno stregone corpulento, sfacciato e malvagio? Sarete disposti a credere a ciò che la ragione vi obbliga a rifiutare?

«Chiunque può prendersi gioco di quel che non conosce»
replicò Haddo, stringendosi nelle spalle possenti».

p. 45

In una danza macabra, oscura e tormentata, Maugham ci svela i destini spietati di chi osa sfidare il mistero, di chi ha tutto banalmente sotto controllo e, un attimo dopo, impietrito dalla paura, ha perso ogni certezza. Come può un mago, un ciarlatano, un impostore piegare al suo volere gli eventi, stravolgere la vita di una giovane coppia e dei suoi amici? Come si può cadere in questa trappola diabolica?

Ma cos’è che muove il mistero? Cos’è che ci spinge a credere? Qual è il fine ultimo di Oliver Haddo, il mago protagonista di questa storia? È poi così distante dall’obiettivo di qualunque altro uomo o donna sulla faccia della Terra?

Resteremo sorpresi nello scoprire certe inquietanti somiglianze… Per chi è disposto a cercarle.

«Ma se ciò vi risulta incomprensibile, rammentate che soltanto colui che vuole con tutto il cuore troverà, e soltanto a colui che bussa con forza la porta sarà aperta»

p. 94
p. 96-97

Autore: W. Somerset Maugham

Editore: Adelphi

Vi lascio anche un pezzo che mi ha ispirata e accompagnata nella scrittura di questa recensione telegrafica 🙂

Dicembre: Ogni riferimento è puramente casuale

Non avevo ancora letto nulla di Antonio Manzini, lo ammetto. E non so se sia giusto conoscere questo autore partendo da questa raccolta di racconti (probabilmente no!) ma vi assicuro che vi divertirete molto.

Specialmente se vi è capitato di bazzicare, indirettamente o direttamente, lo spietato mondo dell’editoria. Specialmente se avete vissuto certe atmosfere romane (il primo racconto sulla vita di uno scrittore emergente mi ha letteralmente piegata in due…Sì, ridevo da sola in aeroporto ed era ben evidente nonostante la mascherina). Specialmente se amate l’ironia.

“Quello che voi editori non volete capire è che ormai se vuoi arrivare alla gente devi essere autentico”.

“Ma che cazzo vuol dire?” sbotta Mezzasoma.

“Devi viaggiare basso” risponde amaro Pinelli. “Non alzare la posta, essere comprensibile, rassicurante, non insinuare dubbi e soprattutto sembrare il vicino di casa un po’ sfigato. Se poi sei pure cafone e aggressivo allora sì, sei veramente autentico”.

p. 82

Sette racconti sul destino dell’industria culturale. Una riflessione sulla piega (triste) che sta prendendo l’arte del racconto, sempre più votata al marketing, sempre meno all’arte. Un mix di situazioni grottesche, accese da un cinismo e da un sarcasmo di cui tutti abbiamo bisogno. Anche a Natale.

Illustrazione di J. Frederick Smith

La casa editrice certe cose le sa. Finché c’è vita non c’è speranza!

p. 218
p. 146-147

Ps. Il finale del secondo racconto è… Geniale!

Autore: Antonio Manzini

Editore: Sellerio

Dimmi come stai e ti dirò cosa leggere – vol. 2

Torna la rubrica “Dimmi come stai e ti dirò cosa leggere”, con consigli di lettura prêt-à-porter (con tanto di voti) e recensioni “telegrafiche”.

Il Giallo d’autore: voto 9

La fine è nota
Geoffrey Holiday Hall 
Sellerio

Se ami il mistero (a cominciare dalla vita dell’autore del romanzo) e sei in vena di suspence e intrighi, questa storia ti catturerà.

Il romanzo sulle esistenze asimmetriche: voto 8

Asimmetria
Lisa Halliday 
Feltrinelli

Se sei uno di quelli che spesso si domanda “chissà cosa starà facendo Tizio dall’altra parte del mondo?”. Se ti incuriosisce cambiare prospettiva e provare a metterti nei panni di un altro…Fermati: è il tuo romanzo.

Il romanzo psicologico: voto 8

L’ora di Agathe
Anne Catherine Bomann
Iperborea

Se sei seriamente intenzionato a credere che non è vero che a un certo punto della vita “i giochi sono fatti”, Agathe e il suo anziano psicanalista ti piaceranno molto. (Plus: questa casa editrice è una della mie preferite, seguitela anche su Instagram).

Il pugno nello stomaco: voto 10

Vergogna
J. M. Coetzee
Einaudi

Solo se sei molto coraggioso. Se pensi di essere abbastanza forte da incassare un bel pugno nello stomaco, tieniti pronto a sorridere, incazzarti e a commuoverti nel giro di poche pagine. Capolavoro.

Maggio: Oggi avrei preferito non incontrarmi

Sì, sono molto in ritardo stavolta.

Maggio è stato un mese infinito e “Oggi avrei preferito non incontrarmi”, della scrittrice Premio Nobel, Herta Müller, è stata una sfida non indifferente.

Se la notte prende da ciascuno la sua sbornia, verso il mattino dev’esserne tutta piena fino alle stelle. Sono così tanti a bere qui in città.

p. 11

Rincorrere i pensieri

Ho iniziato a leggere questo romanzo pensando che la trama fosse molto dinamica. Forse mi ero immaginata una sorta di giallo ambientato nella Romania di Nicolae Ceaușescu. Ma come spesso accade in letteratura e nella vita… Non tutto è quello che sembra. Ed è così che mi sono ritrovata impigliata nei pensieri di una donna il cui carattere non è mai completamente svelato dall’autrice.

Mi sono spesso (forse troppo spesso) persa nella risacca dei flashback repentini che costellano il romanzo. Ho faticato a stare dietro ai ricordi di infanzia della protagonista. Al suo desiderio perverso di avere rapporti sessuali col padre. Alla descrizione della ferocia della madre. Agli incontri con personaggi paradossali sul tram, per le strade di una cittadina rumena.

Mi inquietava un po’, mentre camminavo sul marciapede, che lassù in cielo ci fosse qualcosa di bello e sulla terra qui sotto nessuna legge che proibisse di guardare in alto. Quindi era concesso strappare al giorno qualcosa, prima che si immiserisse nella fabbrica.

p. 13

Poi ho iniziato a capire. A entrare nella storia. Non tanto grazie alla descrizione della giovane protagonista ma, paradossalmente, grazie allo stile fragmentato di Herta Müller.
Ammetto la mia frustrazione durante questo mese e mezzo di lettura. Mi sono lagnata per la costruzione narrativa eccessivamente contorta, per la trama quasi inesistente (una giovane donna che, per sua sfortuna, si trova a dover sostenere dei colloqui con i servizi segreti del regime) e, tutto sommato, noiosa.

Vedi alla voce “dittatura”

Poi ho capito. La forza di questo romanzo (comunque di non facile lettura, a mio avviso) è proprio il suo non essere immediato. Tutta l’angoscia della vita in un regime dittatoriale si insinua gradualmente e silenziosamente nella mente del lettore, vittima a sua volta della prigionia di una protagonista senza nome.

(…) Poi il silenzio era solcato di piaghe, i cani abbaiavano fino al treno successivo. Il mio cervello colava e si scioglieva.

p. 140

maggio 2

Senza nome probabilmente perché, per il regime, non cambia nulla se ti chiami X o Y. Non cambia nulla se sei colpevole o vittima dei capricci di un uomo che non hai voluto assecondare. Non cambia nulla se rispondi “sono stata io” o “non sono stata io”. Per il regime basta il sospetto. E sei marchiato. Ogni tua azione è misurata, giudicata. I tuoi vicini ti spiano. Prendono appunti sui tuoi spostamenti. Chi ti sta accanto viene pedinato, aggredito. E non puoi fare altro che continuare a presentarti “giovedì alle dieci in punto”. Non puoi fare altro che sopportare che il tuo aguzzino, ad ogni colloquio, nel farti il baciamano ti stritoli le dita con violenza…

(…) E negli interstizi resta spazio per la felicità.

p. 89

Penso a quello che ho

In diversi momenti ho pensato di aver sbagliato romanzo. “Non è per me, troppo lento”. Sono stata sul punto di abbandonarlo. Ma sono felice di essere andata fino in fondo. C’era qualcosa che mi diceva di continuare.

Oggi so qualcosa in più. Per anni leggiamo sui libri di scuola le parole “dittatura”, “regime”, “servizi segreti”, “tortura”. Ma cosa sappiamo poi veramente delle vite di chi è sopravvissuto a queste storture della storia? Come facciamo a sapere cosa si prova a non sapere se dopo aver varcato la soglia di una stanza lurida di una caserma, uscirai vivo? Se vedrai ancora il cielo? Che ne sappiamo di cosa significa non poter sognare di vivere in un altro Paese?  Ecco, io penso a quello che ho. E sono fortunata. Penso che solo sforzandosi di capire un ritmo diverso, uno stile linguistico diverso, un modo di raccontare diverso, possiamo davvero capire qualcosa.

È stato un viaggio faticoso ma ne è valsa la pena.

 

Alla prossima puntata, amici lettori!

 

Aprile: Il bacio più breve della storia

Accendi neon da bagno

in mezzo a un bosco fiabesco

Esistono donne il cui mistero svanisce d’un tratto

quando scoppiano a ridere.

Come se qualcuno accendesse neon da bagno

in mezzo a un bosco fiabesco.

Tu fai crescere boschi fiabeschi

in un bouquet di neon.

P. 61

E se in una notte parigina vi trovaste faccia a faccia con una creatura misteriosa e affascinante? E se l’unica cosa possibile da fare fosse baciarla?

Un bacio brevissimo. Indimenticabile.

E se, una volta aperti gli occhi, la creatura sparisse nel nulla?

Così inizia la storia di Mathias Malzieu, cantante e scrittore francese.

Un cocktail romantico e surreale, con personaggi ai limiti del cartone animato. Una storia profumata di atmosfere fiabesche e incantate. Di dolci e invenzioni infantili.

Un inventore che non inventa più, deluso dall’amore e arreso alla sua solitudine. Una donna invisibile. Un incontro che stravolge esistenza e certezze.

Un ex detective, amico delle star hollywoodiane. Elvis, un pappagallo addestrato per i pedinamenti in aria che riproduce anche il suono degli orgasmi. Cioccolatini al sapore di bacio.

Le conseguenze dell’amore

Poi mi sono innamorata. Più amavo e più a lungo scomparivo. Finché mi sono innamorata alla follia, diventando invisibile senza interruzioni.

P. 40

Annullarsi nell’altro. Rinunciare a se stessi. Per amore?

Per paura di perdere la persona amata?

Sono anche questi i rischi dell’amore. E di questo è disseminato il romanzo. Dei rischi che si corrono quando ci innamoriamo e quando non siamo più innamorati.

C’è chi addirittura dimentica il cuore su un taxi e non torna a recuperalo…

P. 51

Poi la svolta. Un incontro inaspettato e insperato che cambia tutto. E ci si ritrova a inventare di nuovo. Siamo improvvisamente ispirati, coraggiosi. Talvolta sfacciati. La fantasia si rimette al lavoro e ci spinge a pensare a cose che non avremmo mai immaginato di pensare.

Un unico scopo. Provare un’altra volta le sensazioni che abbiamo provato durante l’incontro magico. Riassaporare il mistero. Ed eccoci ad arrovellarci sul perché viviamo in questo stato di attesa perenne. Il logorio della domanda “perché non riesco a togliermi dalla testa questo bacio?”. E poi, “quando lo/a rivedrò?”, “perché non mi cerca?”.

foto blog aprile 4

Corsi e ricorsi agrodolci

Come si sente?”

“Baciata!”

“E i polmoni?”

“Normali.”

“Sensibili?”

“Meno del cuore”

“Perché di solito è il cuore a farla tossire?”

“Quando c’è lei, temo di sì.”

P. 69

Infine la fortuna decide di assisterci. Ritroviamo quella sensazione che abbiamo rincorso per giorni, mesi che sembrano anni. Piano piano ci affidiamo all’altro, anche se è invisibile. Anche se scopriamo che al posto del cuore gli è rimasto il foro di un proiettile. Ma cosa cambia? Insieme si costruisce una piccola routine. Quotidianamente stupiti dalla potenza inaspettata di questo Amorcerotto.

foto blog aprile 3

Forse ogni tassello sta tornando al suo posto? Non è facile ma ci buttiamo a capofitto con ogni brandello della nostra insicurezza.

E quando pensiamo di aver trovato una nuova stabilità…

Il passato bussa alla porta. Insinua il dubbio. Dobbiamo incontrarlo un’altra volta. Perché a spingerci c’è quella “specie di rabbiosa gioia”.

E il nostro Amorcerotto? Starà lì a guardare? Si arrenderà? O lotterà contro il Ritorno al passato?

E noi sapremo cosa fare? Cosa sceglieremo?

Se potessi scontrarti con un vero nemico, ti sentiresti sollevato, giusto?”

“Sì! Una vera stronza mi farebbe proprio bene. Così potrei vendicarmi come un cowboy del cazzo!”

“Ma tu hai un nemico…”

“Ah, sì? E chi sarebbe?”

“Te stesso!”

“…”

“Sei il tuo peggior nemico, vecchio mio! Il più spietato, maldestro e difficile da controllare.”

P. 88

foto blog aprile 2

Ora o mai più

Alla fine scegliamo, amici lettori. Si sceglie sempre. Prima o poi.

Non voglio svelarvi niente di più. Leggete questo breve romanzo come se fosse la favola della buonanotte che vi leggeva vostra mamma prima di andare a dormire. O che leggete ora ai vostri figli. Tornate ingenui, fatevi stupire. Vi sorprenderete più di una volta a sorridere alle pagine del libro. Vi affezionerete ai personaggi e vorrete sapere spasmodicamente come va a finire il racconto. Abbandonatevi.

Non avete voglia anche voi di un pizzico di magia nelle vostre giornate?

Alla prossima storia, amici lettori!

 

Marzo: Berta Isla di Javier Marías

Anche Berta, come Tomás, sembrava sapere, fin dall’inizio, a che tipo di persona apparteneva, a che tipo di ragazza e donna futura, come se mai avesse dubitato che il suo era un ruolo da protagonista, non secondario, almeno nella propria vita. Ci sono persone, invece, che si vedono già come comparse, perfino nella propria storia, come se fossero nate con la consapevolezza che, per unica che sia ciascuna vita, la loro non meriterà di essere narrata, o vi si farà cenno solamente quando si narrerà quella di un altro, più avventurosa e degna di nota. Nemmeno come intrattenimento in un lungo dopopranzo o in una serata accanto al fuoco senza sonno.

pp. 15-16

Chi è Berta Isla?

Berta è una bella donna, una di quelle che ti restano impresse.

È la moglie di Tom Nevinson. L’uomo che ha scelto fin dall’adolescenza. L’uomo che pensa di conoscere in tutto e per tutto.

Eppure, tutta la sua vita sarà segnata dai segreti del marito.

Quanto sappiamo davvero delle persone che abbiamo accanto? Probabilmente poco. Forse soltanto quello che l’altro decide che possiamo sapere. Ma quanti di noi si rassegnano placidamente a vivere in questa condizione? Probabilmente tutti.

E Berta è una dei tutti. È una delle tante mogli (ma ci sono altrettanti mariti) che si fa andare bene i silenzi del partner, il non detto. L’ansia notturna di un uomo evidentemente turbato, trasformato da eventi improvvisi e imprevisti che gli sconvolgono l’esistenza ancora giovane. Quando è ancora tutto possibile. In divenire.

Quand’è che possiamo considerare l’altro “estraneo”?

 In fin dei conti non è mai dato sapere se si arreca danno a qualcuno finché la storia di costui non è completa, e per questo ci vuole tempo. 

p. 47

Quante volte ci hanno detto che bisogna essere un po’ misteriosi per affascinare il prossimo, guardarsi dal rivelare tutta la verità. Quante volte mi è stato rimproverato il fatto di esporre immediatamente i miei punti deboli.

«Nulla ha peso senza mistero, senza una nebbia che lo avvolga, e noi siamo avviati verso una realtà priva di tenebre, senza chiaroscuri. Tutto ciò che è conosciuto è destinato a essere inghiottito e banalizzato, a tutta velocità, e a non avere quini nessuna influenza. Ciò che è visibile, che è spettacolo di pubblico dominio, non può mai cambiare niente (…).» 

p. 53

L’attesa

E così, mentre Tom viene sempre più assorbito e condizionato dalla nuova vita da infiltrato, Berta attende. Per mesi, poi anni. Ovviamente si pone moltissime domande. Non trova risposte. Tom la tiene all’oscuro. Non può raccontare nulla di quella nuova esistenza.

Sopporta anche la consapevolezza che il compagno abbia avuto altre storie, per circostanze date dal suo lavoro oscuro e non solo.

Chi rimane al fianco del traditore, chi decide di ignorare il tradimento, avrà sempre la facoltà di mostrare la cicatrice e di recriminare, anche solo con lo sguardo, o con il passo, o con il modo di respirare. O con quello di tacere, soprattutto quando non c’è motivo di tacere e il coniuge si chiederà: «Perché non risponde, perché non dice niente, perché non alza gli occhi al cielo? Starà rivivendo quello che è successo?».

p. 215-216

Ma arriva un momento in cui, l’ansia di sapere diventa ingestibile, una miccia che ci infiamma e se non otteniamo spiegazioni due sono le strade: la cieca rassegnazione o il rifiuto categorico dello status quo, cui segue il cambiamento.

(…) e quando si aspetta per troppo tempo si finisce per coltivare un sentimento ambivalente o contraddittorio: si scopre di essere ormai abituati ad aspettare e che forse non si vuole più altro. Non si vuole che quello che quello stato si interrompa o si concluda con la telefonata tanto attesa, con l’arrivo sperato, con la ricomparsa anelata, e ancora meno si vuole il contrario, l’annuncio che nulla di questo avverrà, che la persona attesa non darà mai segni di vita né tornerà più. (…) 

p. 290

berta square

Tornare al passato

Le vite di Berta e Tom si muovono inesorabili parallelamente. Due sconosciuti che si conoscono da sempre. All’apparenza totalmente diversi, eppure continueranno sempre ad aggrapparsi all’altro. Al suo ricordo. Al pensiero di quello che poteva essere e non è stato. Al pensiero di quello che è stato e che non sarà più. Prigionieri del proprio destino.

«Quello che ci lasciamo alle spalle ci pare inoffensivo perché lo abbiamo superato con successo, perché siamo ancora vivi e non abbiamo perso tutto. Vorremmo tornare al passato perché quel passato è ormai chiuso; conosciamo il risultato e vorremmo ripeterlo».

p. 414

Confessione di bambina

Ho iniziato a leggere Javier Marías molto tempo fa. Facevo ancora il liceo. Molte cose non le capivo bene. Le intuivo e basta. Leggendolo ora, posso dire che raramente mi sono imbattuta in analisi così lucide dell’umanità. Dalla semplice descrizione di una sigaretta fumata guardando una piazza dal balcone, ai pensieri che ti vengono in mente mentre aspetti una risposta, mentre rifletti sul tradimento o sulla sua eventualità, mentre guardi una persona e dal suo abbigliamento realizzi inconsciamente che tipo è. La delicatezza con cui si sofferma su certe speranze di padre, di moglie. Di donna. Quando pensi che si stia ripetendo in alcuni passaggi vieni subito rapito da una considerazione che ti lascia stordito e che poi ti fa dire “è esattamente così.”

Assolutamente consigliato.

Berta Isla, Einaudi, 2018.