Dimmi come stai e ti dirò cosa leggere – vol. 9

Come state in questa coda di 2023? non vedete l’ora di chiudere questo capitolo e passare al prossimo? o siete tra quelli che “anno bisesto-anno funesto?”. AD OGNI MODO, IN QUESTA nuova puntata della RUBRICA “DIMMI COME STAI E TI DIRÒ COSA LEGGERE”, POTRETE SCEGLIERE TRA DUE DIVERSI STILI DI INQUIETUDINE. LET’S GO!

L’AUTRICE IRLANDESE, Claire Keegan, RACCONTA UN PEZZO DI STORIA E DI CULTURA IRLANDESE ATTRAVERSO GLI OCCHI DI Bill Furlong. UN UOMO PACATO, UN GRAN LAVORATORE CHE SI AGgira per fattorie e villaggi con il SUO camion carico di legna. LA VITA SEMBRA SCORRERE TRANQUILLA E MONOTONA, FINO A QUANDO UN INCONTRO totalmente INASPETTATO inizia a SCARDINAre OGNI CERTEZZA DEL PROTAGONISta. TRAVOLTO DA UN TURBINE DI RICORDI e da una improvvisa agitazione, BILL SI TROVERà A SCEGLIERE CHE TIPO DI PERSONA VUOLE ESSERE REALMENTE.

Se durante queste feste natalizie vi siete trovati a interrogarvi sul vostro stile di vita, sul consumismo che caratterizza la nostra società o, magari, vi è un po’ pesato il giudizio del prossimo (a me, per esempio, tanto), dedicatevi questa parentesi irlandese. Poche pagine per una storia semplice, che fa riflettere su quello che significa realmente essere uomini tra gli uomini, a prescindere da professioni di fede e status.
VOTO: 7.5

  • Avvertimenti e chicche: Piccole cose da nulla è stato finalista al Booker Prize. Io vi consiglio di regalarlo anche ad adolescenti e preadolescenti 😉

Emmanuel Carrère racconta magistralmente la storia di Jean-Claude Romand, l’uomo che nel 1993 in francia uccise moglie, figli e genitori, dopo aver finto per una vita intera di essere un ricercatore dell’oms. si tratta purtroppo di una storia vera. una storia dolorosa e scioccante. la bravura di carrère non risiede nel semplice resoconto di questo crimine immondo quanto nel tentativo di comprenderne il senso e le cause più remote. un’indagine per scoprire l’identità dell’uomo senza identità, vittima di se stesso, della sua miseria e della sua vigliaccheria. un autentico capolavoro.

Sarò onesta: ci ho messo circa due anni per decidere di iniziare a leggere questo romanzo che mi è stato regalato e super consigliato da un caro amico (ciao, Gio!). In tanti mi avevano detto che la storia era triste e, quindi, ho fatto un po’ lo struzzo, nascondendolo in un angolo della libreria. Bisogna essere un po’ corazzati per dedicarsi a L’Avversario, è vero. Ma non tanto per lo sconforto della trama, quanto, a mio parere, per la necessità di confrontarsi con l’inspiegabilità, con la totale assenza di riferimenti logici cui ci costringono a pensare Carrère e l’assurda vicenda di Jean-Claude Romand. Siete pronti a farlo? Se sì, è sicuramente il vostro libro.
VOTO: 9

  • Avvertimenti e chicche: Nel 2002, L’Avversario è arrivato anche sul grande schermo, grazie al film di Nicole Garia, con il bravissimo attore francesce Daniel Auteil nel ruolo di Jean-Claude Romand.

Dimmi come stai e ti dirò cosa leggere – vol. 8

Bentornati! Pronti per una nuova puntata della RUBRICA “DIMMI COME STAI E TI DIRÒ COSA LEGGERE”, CON CONSIGLI DI LETTURA PRÊT-À-PORTER (CON TANTO DI VOTI) E RECENSIONI TELEGRAFICHE? Se non lo siete… Siatelo!

MAXIME ROVERE HA LA STRAORDINARIA CAPACITà DI RACCONTARE LA QUOTIDIANITà ATTRAVERSO LA FILOSOFIA, SENZA ESSERE nè NOIOSO Nè SPOCCHIOSO (RIMA NON VOLUTA). IL TITOLO DI QUESTO SUO ADORABILE SAGGIO POTREBBE INDURCI A PENSARE che SIA UNA ROBETTA DI MARKETING SENZA SENSO (L’ENNESIMA) MA FIDATEVI: NON LO è AFFATTO. L’autore ci aiuta a comprendere come e quanto l’imbecillità possa impadronirsi anche delle menti più brillanti e come evitare che ciò accada, passando da temi di morale, politica ed economia, analizzando le relazioni, l’ego e spiegandoci come si è sempre gli idioti di qualcun altro.

Se volete farvi due risate (forse anche più di due), amate la filosofia, siete disposti a fare un po’ di autocritica e non vi dispiace l’idea di poter sfoggiare qualche simpatica nozione alla prossima cena con gli amici (mi raccomando, non fatelo al primo appuntamento, altrimenti lei/lui crederà di essere stato da subito catalogato come pirla ai vostri occhi), è il saggio giusto. Scorrevole, ironico, intelligente. Piacevolissima scoperta.
VOTO: 8.5

  • Avvertimenti e chicche: l’autore è un esperto del pensiero di Spinoza e dell’Illuminismo… Credo non sia necessario aggiungere altro 💖

Byung-Chul Han (sì, non è facile memorizzare o saper pronunciare questo nome, portiamo pazienza) è considerato uno dei più importanti filosofi contemporanei… AMMETTO DI AVERLO SCOPERTO SOLO RECENTEMENTE MA MEGLIO TARDI CHE MAI! LEGGENDO I SUOI DUE ULTIMI SAGGI, COMUNQUE, HO CAPITO PERCHè è UN PUNTO DI RIFERIMENTO. IN “INFOCRAZIA” (CHE CONSIGLIO, IN MODO PARTICOLARE, A TUTTI COLORO CHE LAVORANO O VORREBBERO LAVORARE NELLO SCONFINATO MONDO DELLA COMUNICAZIONE E DEL GIORNALISMO), L’AUTORE RIESCE ABILMENTE A VIVISEZIONARE IL NOSTRO TEMPO, ENTRANDO NEI MECCANISMI (SPESSO INVISIBILI) DELLA DIGITALIZZAZIONE E NEI PROCESSI DEMOCRATICI, NEL NOSTRO MODO DI PERCEPIRE LE INFORMAZIONI E DI DISCERNERE COSA è VERO E COSA è FALSO.

Colpisce come, con uno stile estremamente diretto e lineare, Byung-Chul Han riesca a spiegare perché «Nel regime dell’informazione essere liberi non significa agire, ma cliccare, mettere like e postare». Una considerazione che potrebbe sembrare quasi scontata oggi, mi direte. Eppure, oltre tutta questa massa di dati in cui ci stiamo (ci stanno) trasformando, cosa c’è? Quali sconvolgimenti possono prodursi in un mondo assoggettato al concetto di infocrazia? Ecco, l’autore analizza e chiarisce tutto questo, portandoci a riflettere su come (r)esistere in questo presente.
VOTO: 9

incuriosita da “infocrazia”, ho deciso di approfondire la conoscenza di Byung-Chul Han e mi sono subito lanciata nella lettura di “le non cose”. effettivamente, si ritrovano molti concetti presenti nel primo saggio di cui vi ho parlato ma, in questo caso, il focus è sul nostro contatto con il reale, SPESSO minacciato da un flusso costante di non-cose, dA una massa ENORME di informazioni che travolge le nostre esistenze, facendoci perdere di vista cosa conta veramente. sullo sfondo, una realtà che, senza i giusti strumenti, DIVENTA sempre piú sfuggente e confusa.

Se cercate un manuale di istruzioni per ritrovare il senso delle cose, di quelle piccole, modeste, quotidiane, questo è il libro giusto. Fermarsi un momento a osservare il mondo da un altro punto di vista (sicuramente non popolare ma chissene) e andare oltre la superficie, credo possa aiutare a mantenersi vivi, originali e unici. Ne vale la pena, no?
VOTO: 8

Il libro delle illusioni

Mistero, disperazione, rinascita. Sono gli ingredienti di un romanzo imperdibile e affascinante di Paul Auster, uno dei più grandi scrittori americani viventi.

Non so voi ma personalmente non ho ancora deciso se credere davvero alle coincidenze. Eppure, leggere “Il libro delle illusioni” e, soprattutto, riflettere sul momento della mia vita in cui ho scelto di leggerlo, mi ha fatto un po’ vacillare.

Chi è Hector Mann e cosa c’entra con David Zimmer

Il primo capitolo del romanzo di Paul Auster, scrittore, saggista, poeta, sceneggiatore, regista, attore e produttore cinematografico statunitense, nato a Newark, nel febbraio 1947, si apre con la descrizione dell’improvvisa e misteriosa sparizione di Hector Mann, attore comico dal fascino latino che ha vissuto l’epoca del cinema muto hollywoodiano degli anni Venti. In pochissimi ne conoscono l’esistenza. Fino a quando, nel 1988, il Professore dell’Hampton College, nel Vermont, David Zimmer, dopo un anno di semi-incoscienza alcolica causata dalla perdita della moglie e dei due figli in un incidente aereo, si imbatte casualmente in alcuni dei film dell’attore scomparso. Per la prima volta dopo un intero di anno di dolore, il Professore ride. Decide quindi di approfondire la conoscenza di Hector Mann e di scrivere un libro sui suoi film, “Il mondo muto di Hector Mann”. Da questa sua decisione, scaturiranno una serie di eventi che porteranno Zimmer a conoscere il destino di Mann e a vivere l’esperienza più incredibile della sua vita.

Questo è un libro di frammenti, un collage di dolori e sogni parzialmente dimenticati: e per raccontare la storia mi devo attenere ai fatti che la compongono.

p. 263

Leggi la recensione completa su Jefferson.

Siamo di nuovo amici

Nell’ultimo capitolo della trilogia “Prediche e acqua minerale” di John O’Hara, gli USA della Seconda guerra mondiale, delle scalate sociali, dei rapporti di convenienza e degli amori nascosti.

Parliamo di trama

In una banale domenica sera d’estate, lo scrittore Jim Malloy, nonché alter ego di O’Hara, accoglie nel circolo per soli uomini di cui è grande fan e assiduo frequentatore il suo vecchio amico Charley Ellis, che gli racconta di aver appena perso Nancy, la sua adorata moglie.

Questa triste notizia innesca una sorta di flashback dal sapore un po’ amaro, che permette all’autore di ricordare a sé stesso e al suo alter ego, diventato oramai uno scrittore affermato e conosciuto, gli anni in cui si delineano i rapporti di una vita, d’amicizia ma anche d’amore.

Quella società d’oltreoceano che ci ha sempre attirato

Non era proprio una novità, che l’amante fosse più marito del marito; ma non avevo mai visto un caso in cui la geografia, o il sistema di vita di una città, avesse tanta influenza.

p. 59

Tornando indietro nel tempo, il protagonista ci presenta un panorama fatto sì di ricordi di gioventù ma anche e soprattutto di circoli esclusivi e di pettegolezzi sussurrati (neanche poi così a bassa voce) d’orecchio in orecchio.

È un triste spettacolo quello di questa New York aristocratica più annoiata che mai, decaduta moralmente, che consuma le sue tresche frettolosamente e poi le giustifica dietro le porte dei salotti più in voga.

Se da un lato ci disgusta e ci rattrista, dall’altro queste sagome di fragilità e cattiveria ci attirano come le falene verso la luce. Torniamo lì a scoprire l’abisso di una società che si specchia nella sua miseria.

Se vuoi scoprire di più su questo romanzo breve scritto da uno dei più detestati scrittori americani… Clicca qui.

Dimmi come stai e ti dirò cosa leggere – vol. 6

IL BLOG RIAPRE CON LA CELEBRE RUBRICA “DIMMI COME STAI E TI DIRÒ COSA LEGGERE”, CON CONSIGLI DI LETTURA PRÊT-À-PORTER (CON TANTO DI VOTI) E RECENSIONI TELEGRAFICHE.

E quindi… 3, 2, 1… Let’s go 2023!

un romanzo breve da leggere tutto d’un fiato. “MEMORIE DI UN BARO” DI Sacha Guitry, pubblicato da adelphi, racconta LE avventure dI UN UOMO CHE, PERSA L’INTERA FAMIGLIA PER UN INCIDENTE LEGATO AI FUNGHI, DIVENTA PRIMA groom iN ALCUNI albergHI di lusso E POI FINISCE COL VIVERE LO SFAVILLANTE MONDO DEI casinò.

Se stai cercando un libro divertente ma dallo stile insolito e piacevole, se intendi ricominciare a leggere in modo soft, scorrendo le pagine con il sorriso sulle labbra, e ti piacciono le storie strampalate e avventurose, troverai le vicende di questo baro perfette per te.
VOTO: 8

  • Avvertimenti e chicche: suggerendovi questo testo, non voglio spingere nessuno a perdersi nel vizio del gioco 😂 (non mi assumo nessuna responsabilità in tal senso); questo è l’unico romanzo dell’autore francese che, per il resto della sua vita, è stato attore, regista e sceneggiatore, nonché personaggio chiave della Nouvelle Vague.

AVETE PRESENTE QUANDO VI IMBATTETE IN UN TITOLO E PENSATE “MI PIACE DI SICURO”? PER ME è STATO COSì CON “LA LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE“. considerato il testamento di joseph roth e pubblicato per la prima volta nel 1939, il romazo descrive gli ultimi giorni dI Andreas Kartak, un clochard che una sera, LUNGO LA SENNA, riceve 200 franchi da uno sconosciuto, con la promessa di restituirli alla «piccola santa Teresa» nella chiesa di Santa Maria di Batignolles. DA QUEL PRECISO MOMENTO, INIZIERANNO UNA SERIE DI VICISSITUDINI CHE SCONVOLGERANNO L’ESISTENZA DI ANDREAS.

A metà tra la fiaba e la critica ai modelli consumistici novecenteschi (ma direi anche odierni), Roth stupisce per l’abilità con cui riesce a descrivere il desiderio dell’uomo nelle sue diverse declinazioni e per la scelta di raccontare vita, morte e miracoli di un reietto, di una vittima dell’alcolismo che vuole mantenere a tutti i costi la parola data. Forse, in tutti noi, c’è un po’ di Andreas Kartak.
VOTO: 8.5

  • Avvertimenti e chicche: suggerendovi questo testo, non voglio spingere nessuno a perdersi nel vizio del bere 😂 (non mi assumo nessuna responsabilità in tal senso); dal romanzo è tratto il film di Ermanno Olmi del 1988, vincitore del Leone d’Oro alla 45esima mostra internazionale d’arte drammatica di Venezia e a interpretare il protagonista fu il compianto Rutger Hauer ❤️

Dimmi come stai e ti dirò cosa leggere – vol. 5

TORNA LA RUBRICA “DIMMI COME STAI E TI DIRÒ COSA LEGGERE”, CON CONSIGLI DI LETTURA PRÊT-À-PORTER (CON TANTO DI VOTI) E RECENSIONI “TELEGRAFICHE”.

Questa coda del 2022 è a tinte gialle e, soprattutto, segnata da scrittrici argute. Non perdetevele… Specialmente se vi manca qualche regalino natalizio 😉

PER PARTIRE COL BOTTO, VI VOGLIO CONSIGLIARE l’autrice rivelazione per me degli ultimi mesi del 2022: Amélie Nothomb E IL SUO CELEBRE “IGIENE DELL’ASSASSINO“, EDITO DA VOLAND.

Se sei alla ricerca di una storia che si pone trasversalmente tra il grottesco, il surreale e il genere giallo e ami spasmodicamente i dialoghi e gli scambi sagaci e intrisi di cinismo, questo è il libro che stai cercando.
VOTO: 8

  • Consigli per gli acquisti e per regali dell’ultima ora: recentemente, vi ho parlato di un altro romanzo della Nothomb, Cosmetica del nemico. La doppietta giusta per innamorarsi dell’autrice.

AGATHA CHRISTIE è LA REGINA INDISCUSSA DEL GIALLO. polvere negli occhi di mondadori si apre con un omicidio… ma non sarà l’unico delitto della vicenda e, questa volta, una delle vittime è una conoscente di Miss Marple, celebre personaggio plasmato dall’autrice – si dice – sulla base della descrizione di una vecchia zia.

Se, come me, hai nostalgia di un giallo classico, confortante come il tè delle 17.00 in una giornata uggiosa, e ti manca scervellarti fino alle ultime pagine su “chi diavolo è l’assassino?”, regalati Polvere negli occhi.
VOTO: 7

  • Consigli per gli acquisti e per regali dell’ultima ora: la produzione della Christie è praticamente sterminata. Tutte le estati della mia adolescenza non si concludevano senza aver letto almeno un’opera della Dama dell’impero britannico. Tra i romanzi che ho amato di più, sicuramente ci sono Assassinio sull’Orient Express (con il mitico Hercule Poirot), Dieci piccoli indiani e La serie infernale.

Quattro galline

Uno dei più straordinari romanzi strani degli ultimi anni medita sull’esistenza dell’uomo attraverso l’universo delle galline.

Semplice trama, profondo significato

Gli occhi di una gallina sono le ultime vestigia dei dinosauri, un minuscolo varco nella preistoria degli animali con il cervello grosso quanto una noce. Dagli occhi di una gallina non puoi spremere nessun significato, perché lì dentro di significati non ce ne sono. La follia oscura tutto.

p.11

“Quattro galline” è l’esordio letterario dell’americana Jackie Polzin. Il primo aspetto che vi colpirà nel cominciare a leggere questo romanzo è l’assoluta semplicità della trama. Dimenticate pagine e pagine di nomi di persone e luoghi da ricordare o plot twist improvvisi. Questa è la storia di una coppia del Minnesota e delle loro quattro galline: Hennepin County, Gam Gam, Gloria e Testanera.

Nell’immergersi nelle prime pagine del libro, si avverte un iniziale senso di spaesamento. Personalmente, credo di avere provato quella strana sensazione del primo vero giorno di vacanza quando, messo da parte a fatica, il ritmo serrato del dovere, riusciamo finalmente ad acquisire quello più lungo e profondo del respiro. È il rilassamento tanto agognato durante l’anno. Un ritmo lento che incuriosisce.

Seguiamo da vicino la vita della protagonista, la sua preoccupazione per lo stato di salute delle sue galline, la cura e la pulizia del pollaio, la ricerca del giusto mangime, fino a entrare in punta di piedi nel suo atipico universo. Un universo dolce e incerto, fragile e ironico che incornicia un momento dell’esistenza di una donna che lotta contro l’assenza, contro la solitudine. Un’occasione per indagare le difficoltà di comunicazione della nostra epoca ma anche il modo di vivere la maternità agli inizi del XXI secolo e la necessità di prendersi cura degli altri.

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Cosmetica del nemico

Quando si è destinati a diventare colpevoli, non è necessario avere qualcosa da rimproverarsi. Il senso di colpa si aprirà un varco con qualsiasi mezzo. È la predestinazione. Il giansenismo: altra invenzione olandese.

p. 32

La trappola

Un aeroporto. Un uomo che legge, ingannando l’attesa di partire. Uno sconosciuto fastidioso che cerca di attaccare bottone. Tutto fa pensare a un piccolo contrattempo. Un banale intoppo nella solita routine. Eppure, è il punto di partenza di una trappola in cui Texor Texel incastra Jérôme Angust, la stessa trappola in cui cade il lettore di “Cosmetica del nemico” di Amélie Nothomb ed edito da Voland che non può non lasciarsi rapito da questo giallo insolito e brillante.

-Non va dimenticato che è il mio senso di colpa a ispirarmi il desiderio di essere ucciso da lei.
-Se fosse vero, non se ne vanterebbe tanto. Il rimorso è una colpa supplementare.
-Sta citando Spinoza!
-Mica è colto solo lei!
-Spinoza non mi piace.
-È normale. A me piace molto.
-Le ordino di uccidermi!
-Non amare Spinoza non è una ragione sufficiente perché io la uccida.

p. 72

Il romanzo breve: tra filosofia e comicità

Che cosa c’entra la cosmetica con un passante che chiede a un ignaro passeggero di ucciderlo? Perché questo passante parla di giansenismo? Ma, soprattutto, per quale motivo quest’uomo sbucato dal nulla conosce il nome del passeggero?
È lui il nemico cui si riferisce il titolo del romanzo?

p. 76

Nella forma preferita dell’autrice e quindi quella del romanzo breve, la scrittrice belga riesce a metterci spalle al muro, con dialoghi mozzafiato e divertentissimi, in un crescendo di tensione che ci porterà a fare i conti con la doppiezza dell’uomo e con il suo vero nemico: se stesso.

Una lotta all’ultimo e più arguto motto di spirito smaschera con grazia l’incapacità – sempre attualissima – di sapersi guardare allo specchio e riconoscersi per quello che davvero si è.

VIDEO

Nothomb riporta a galla quel tentativo disperato di rimozione della colpa e di ricostruzione della propria immagine che riesce a giustificare le azioni e persino i pensieri più abietti.

Alla fine, la resa dei conti non può che essere con il nostro alter ego e con quella cosmetica che, proprio come spiega Texor Texel, inesorabilmente ristabilisce l’ordine universale.

-È troppo facile. Con un argomento simile, può trovare risposta a ogni assurdità.
-Normale. Sono la tua parte diabolica. Il diavolo ha una risposta per tutto.

p. 92

Brillante, sarcastico, lievemente sadico. Super consigliato.

Le folli montagne di H. P. Lovecraft

Sullo sfondo dell’inospitale terra antartica, tutte le certezze sulla nascita della vita sulla Terra sono messe in dubbio da creature mostruose e antichissime.

OssessivoAffascinanteCriptico.
Sono questi gli aggettivi che vengono in mente leggendo “Le Montagne della Follia”, il romanzo di uno dei più grandi autori horror di sempre: Howard Phillips Lovecraft.

Da quel momento in poi, dieci di noi, ma in special modo io e lo studente Danforth, fummo costretti ad affrontare un mondo orrendamente vasto di orrori latenti, che nulla riuscirà mai a cancellare dalle nostre menti, e che avremmo voluto evitare di condividere con il genere umano se solo avessimo potuto.

p. 40

Considerato il padre della cosiddetta weird fiction, lo scrittore solitario di Providence (Rhode Island), nonché poeta e critico letterario, nato nel 1890 e morto nel 1937, ebbe un’infanzia molto difficile, segnata dalla morte in manicomio del padre e dall’atteggiamento iperprotettivo della madre. Ancora bambino, a soli dieci anni, manifestò i primi sintomi di esaurimento nervoso, un problema che si trascinerà dietro per tutta la vita.  

Finalmente ci eravamo imbattuti in un avamposto del grande continente sconosciuto e del suo misterioso mondo di morte gelida!

p. 11

Pubblicato, non senza difficoltà, nel 1936, “Le Montagne della Follia” rappresenta perfettamente quella letteratura soprannaturale di cui Lovecraft è considerato il maestro. Un mondo polare e indecifrabile, creature mostruose che animano una città sconosciuta, ma esistente probabilmente da milioni di anni prima che si sviluppasse qualunque forma di vita sulla Terra.   

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La campana di vetro

Sullo sfondo di un’America borghese e perbenista, la poetessa Sylvia Plath parlava di malattia mentale, anticonformismo e morte, diventando punto di riferimento di un’intera generazione.

Il prossimo 27 ottobre, Sylvia Plath avrebbe compiuto 90 anni.
Invece, si è suicidata circa un mese dopo la pubblicazione del suo romanzo “La campana di vetro”, nel febbraio del 1963. Aveva 31 anni ed era una poetessa americana.

Pubblicato in America soltanto nel 1971 per volere della madre e dell’ex marito Ted Hughes, il romanzo semiautobiografico di Sylvia Plath venne considerato un libro di culto per un’intera generazione, una sorta di Giovane Holden per ragazze in cui finzione e realtà si alternano sapientemente facendo emergere i temi dell’anticonformismo, della malattia mentale e della morte.

La protagonista è Esther Greenwood, alter ego dell’autrice, una brillante e promettente studentessa di provincia vincitrice di una borsa di studio in una nota rivista di moda newyorkese. L’ambiente sofisticato, ma contestualmente caotico e asfissiante della città, finisce per strangolarla, costringendola a oscillare pericolosamente tra il fascino della morte e la rassegnazione alle atroci cure psichiatriche dell’epoca.

Con il passare del tempo, il senso di oppressione sempre più violento, generato da quella stessa “campana di vetro” che avrebbe dovuto proteggerla, si trasforma in una trappola che le toglie il respiro.

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