“Le ragazze” di Emma Cline è un romanzo feroce che cattura fin dalle prime righe, tra menzogne e convenzioni da scardinare, tra delitti e identità convulse.

A pochi giorni dall’uscita in Italia del suo ultimo lavoro, intitolato “L’ospite”, ho deciso di partire dalle origini del successo, leggendo l’opera prima della scrittrice californiana, Emma Cline. Così, mi sono ritrovata a leggere “Le ragazze” ed è stata una vera fortuna. Mi sono imbattuta in uno stile magnetico, originale, che resterà impresso a lungo nella mia memoria.

Adolescenza e bisogno d’amore

A distanza di anni avrei capito questo: quant’era impersonale e disorientato il nostro amore, che mandava segnali in tutto l’universo sperando di trovare qualcuno che desse accoglienza e forma ai nostri desideri.

p.44

Più ci si addentra nelle pagine spietate e disperate de “Le ragazze”, più non possiamo fare a meno di odiare Evie e di provare, al contempo, anche una grande tenerezza. La odiamo perché sembra un corpo vuoto, inerme, che cerca piuttosto di farsi riempire dalle idee di chi le sta intorno. La odiamo persino perché può ricordarci dei momenti della nostra vita che abbiamo sommerso da tempo, in cui siamo stati brutti, goffi, incapaci di esprimere il nostro punto di vista in modo determinato, convincente, momenti in cui ci siamo vergognati di non essere all’altezza, di non piacere agli altri, quando tutto ciò che avremmo voluto era appunto piacere. Eppure, non si può non provare uno spasmo di tenerezza, una comprensione profonda verso i tentativi di questa ragazzina che lotta maldestramente contro la solitudine, che elemosina quelle attenzioni che non trova nel suo nucleo familiare, che ha un bisogno incredibile di essere amata, di sentirsi accolta, di essere realmente parte di una comunità. L’ironia è che il destino la metterà nelle mani dei cosiddetti “fanatici dell’amore”.

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