Natale 2020: Il Mago

Probabilmente, quando ho comprato Il Mago di W. Somerset Maugham, mi sentivo un po’ gotica.
Del resto, chi non è intrigato dall’arte magica?

Eh sì, diciamolo pure che è la magia nera quella più affascinante, specialmente per chi trascorre le sue giornate in smartworking e l’unica arte con cui si interfaccia ogni giorno è quella di capire cosa cucinare!

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«Mi dicevo che in fondo a ciascuno di noi, come il retaggio di un passato lontano, c’è un residuo della superstizione che accecava i nostri padri. È necessario che l’uomo di scienza la contrasti con tutte le sue forze. Eppure, essa è più forte di me.»

p. 221

Un racconto cupo, a tratti angosciante e perverso, che ti inchioda alla pagina, nell’ansia spasmodica di sapere cosa accadrà alle vite dei personaggi coinvolti.

Cosa sarà delle esistenze degli sventurati che si imbattono sul cammino di uno stregone corpulento, sfacciato e malvagio? Sarete disposti a credere a ciò che la ragione vi obbliga a rifiutare?

«Chiunque può prendersi gioco di quel che non conosce»
replicò Haddo, stringendosi nelle spalle possenti».

p. 45

In una danza macabra, oscura e tormentata, Maugham ci svela i destini spietati di chi osa sfidare il mistero, di chi ha tutto banalmente sotto controllo e, un attimo dopo, impietrito dalla paura, ha perso ogni certezza. Come può un mago, un ciarlatano, un impostore piegare al suo volere gli eventi, stravolgere la vita di una giovane coppia e dei suoi amici? Come si può cadere in questa trappola diabolica?

Ma cos’è che muove il mistero? Cos’è che ci spinge a credere? Qual è il fine ultimo di Oliver Haddo, il mago protagonista di questa storia? È poi così distante dall’obiettivo di qualunque altro uomo o donna sulla faccia della Terra?

Resteremo sorpresi nello scoprire certe inquietanti somiglianze… Per chi è disposto a cercarle.

«Ma se ciò vi risulta incomprensibile, rammentate che soltanto colui che vuole con tutto il cuore troverà, e soltanto a colui che bussa con forza la porta sarà aperta»

p. 94
p. 96-97

Autore: W. Somerset Maugham

Editore: Adelphi

Vi lascio anche un pezzo che mi ha ispirata e accompagnata nella scrittura di questa recensione telegrafica 🙂

Novembre: Finché il caffè è caldo

Cos’hanno in comune una donna in carriera, un anziano che sfoglia una rivista di viaggi, un’infermiera, una donna incinta, un omone enorme, una cameriera impassibile e l’eccentrica proprietaria di un bar?

Apparentemente nulla. Eppure sono tutti legati.

Da un luogo: un piccolo bar dall’atmosfera rétro. Da un certo tipo di caffè. Da una sedia: quella sedia. E soprattutto, da una leggenda giapponese.

“Una costante sfumatura color seppia tingeva l’interno del locale. Senza un orologio, era impossibile dire se fosse giorno o notte.
C’erano tre grossi orologi antichi da parete nel caffè, ma le lancette segnavano tutte orari diversi. Era fatto apposta, oppure erano semplicemente rotti?”

p. 7

Si narra che nella piccola caffetteria giapponese protagonista di questo romanzo d’esordio di Toshikazu Kawaguchi, sia possibile andare indietro nel tempo. A patto che si rispettino determinate regole.

Una su tutte, la più importante, è quella di “finire il caffè finché è caldo”.

Non solo. Colui o colei che decida di affrontare questa prova e di affidarsi alla magia dell’antico caffè, dovrà essere ben consapevole che qualsiasi persona incontrerà, in qualunque momento del passato torni, qualsiasi verità vorrà scoprire o rivelare…

“Il presente non cambierà comunque”

Ma perché? È assurdo e crudele. Perché esiste una regola del genere?

“L’unica spiegazione che Kazu si limitava a dare era «Perché questa è la regola».”

p. 17

Un romanzo sulle occasioni mancate e su quelle che possiamo ancora costruire. Sulle parole non dette, per timidezza, per paura. Sui rimpianti che ci trasciniamo dietro e che tentiamo di nascondere, presi dai nostri mille impegni quotidiani. Sulla speranza di incontrare un po’ di magia sul nostro cammino. Una scintilla che ci dia la possibilità di capire qualcosa in più delle nostre scelte o di quelle compiute da altri intorno a noi. Che ci faccia finalmente realizzare che, a volte, per essere felici, basta godersi un caffè a piccoli sorsi.

Certo, in questo caso, ce lo porterebbe una ragazza giapponese di nome Kazu, dall’espressione impassibile. E avvertiremmo subito che c’è

(…) qualcosa di strano nel suo aspetto: tiene in mano un vassoio d’argento con una tazza bianca e una piccola caffettiera d’argento, anziché la solita caraffa di vetro con cui serviva il caffè ai clienti.

p. 75

E se doveste sentirvi improvvisamente leggeri, se il vostro sguardo dovesse perdersi nel fumo del caffè caldo e se non riusciste più a capire che giorno è… State tranquilli, siete solo tornati indietro nel tempo. E magari sta per entrare una persona molto importante per voi…

Quanto a me, tornerei a un pomeriggio romano, quando in mezzo a una classe di ragazzi speranzosi, riuscivo a vedere solo due occhi. Ma questa, amici, è un’altra storia…

Alla prossima puntata.

Autore: Toshikazu Kawaguchi
Editore: Garzanti