Timbuctù di Paul Auster: un’oasi in cui uomini e cani vivono alla pari

Nel testo dello scrittore recentemente scomparso si parla di un mondo di parità tra specie diverse eppure così legate tra di loro. È lì che Mr. Bones dovrà cercare il suo padrone Willy.

A poco più di un mese dalla notizia della morte di Paul Auster, torno con una recensione di una delle sue opere della fine degli anni Novanta. Si tratta del bellissimo romanzo breve intitolato Timbuctù.

Dove trovare Timbuctù

A un certo punto Willy lo descrisse come «un’oasi dello spirito». Un’altra volta disse: – Dove termina la carta geografica di questo mondo, laggiù incomincia quella di Timbuctù -. Per arrivarci, sembrava che si dovesse attraversare un’immensa distesa di sabbia e calore, un dominio del nulla eterno.

Pubblicato per la prima volta nel 1999, Timbuctù racconta la storia di due viaggi, a mio parere. Il primo è quello relativo agli ultimi giorni di Willy, poeta americano logorroico e sgangherato, ammalatosi dopo anni trascorsi in strada, e di Mr Bones, cane malconcio che lo asseconda, seguendolo nell’ultima rocambolesca avventura verso Baltimora. Il secondo viaggio, che è poi quello più affascinante e difficile, è quello di Mr Bones verso Timbuctù, quel paradiso lontano in cui cani e umani parlano la stessa lingua e sono completamente sullo stesso piano. Tuttavia, di cosa si tratti esattamente non lo sa neanche il protagonista a quattro zampe di questa storia. Il padrone, gliene ha parlato nel suo stile strampalato, tra un colpo di tosse e un altro, ma dove sia precisamente e come ci si arrivi, Mr Bones dovrà scoprirlo da solo.

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Al Dio Sconosciuto

Una terra promessa, un nuovo messia, un romanzo profetico: un capolavoro da riscoprire

Alla ricerca della terra promessa

Il protagonista di questa storia, ambientata negli anni Trenta, è Joseph Wayne, un giovane e ambizioso agricoltore del Vermont che decide di lasciare la fattoria paterna e i compiti del figlio devoto, per andare in cerca del suo posto nel mondo e, soprattutto, per trovare una terra che fosse tutta sua. Attraversa, quindi, l’America verso il famoso West per stabilirsi in una vallata verdissima e fertile della California. È qui che costruisce la sua casa, all’ombra di una grande quercia, raggiunto poco tempo dopo dai suoi fratelli per iniziare insieme una nuova vita. Quello che, probabilmente, non si aspetta è di provare, fin dai primissimi istanti, un legame intenso, quasi viscerale con quel luogo inesplorato, quella sua nuova terra. Una forza sconosciuta, un richiamo potentissimo che lo fa sentire in dovere di proteggerla ad ogni costo. Fino a diventare egli stesso parte di quella natura selvaggia e inviolabile. Soltanto nella Natura, infatti, Joseph riconosce il Sacro.

“Anche a te, Joseph, questo giorno è sembrato pieno di significati nascosti, non completamente comprensibili?”
P. 131

Un romanzo profetico

Scritto nel 1933 e tradotto da Eugenio Montale, “Al dio sconosciuto” è il terzo romanzo di Steinbeck, prende il titolo dal discorso di San Paolo all’Areopago di Atene e, molto probabilmente, è tra le sue opere meno conosciute, pur rappresentando in pieno la visione del mondo di questo scrittore straordinario, vincitore del Premio Pulitzer per “Furore” nel 1940 e poi del Nobel nel 1962.

Attraverso la vita di Joseph Wayne, Steinbeck descrive in modo magistrale quello che si può definire come una sorta di panteismo naturale: Dio è in tutte le cose. Ecco spiegato il rapporto tra il protagonista e la Terra, racchiuso in una dimensione spirituale e solenne ma mai religiosa, piuttosto pagana. La Terra intesa come Grande Madre che tutto genera e che uccide a suo piacimento, il legame tra l’uomo e tutto ciò che di illogico la Natura compenetra.

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Al dio sconosciuto, p. 240

Un’estate maledetta

“Le ragazze” di Emma Cline è un romanzo feroce che cattura fin dalle prime righe, tra menzogne e convenzioni da scardinare, tra delitti e identità convulse.

A pochi giorni dall’uscita in Italia del suo ultimo lavoro, intitolato “L’ospite”, ho deciso di partire dalle origini del successo, leggendo l’opera prima della scrittrice californiana, Emma Cline. Così, mi sono ritrovata a leggere “Le ragazze” ed è stata una vera fortuna. Mi sono imbattuta in uno stile magnetico, originale, che resterà impresso a lungo nella mia memoria.

Adolescenza e bisogno d’amore

A distanza di anni avrei capito questo: quant’era impersonale e disorientato il nostro amore, che mandava segnali in tutto l’universo sperando di trovare qualcuno che desse accoglienza e forma ai nostri desideri.

p.44

Più ci si addentra nelle pagine spietate e disperate de “Le ragazze”, più non possiamo fare a meno di odiare Evie e di provare, al contempo, anche una grande tenerezza. La odiamo perché sembra un corpo vuoto, inerme, che cerca piuttosto di farsi riempire dalle idee di chi le sta intorno. La odiamo persino perché può ricordarci dei momenti della nostra vita che abbiamo sommerso da tempo, in cui siamo stati brutti, goffi, incapaci di esprimere il nostro punto di vista in modo determinato, convincente, momenti in cui ci siamo vergognati di non essere all’altezza, di non piacere agli altri, quando tutto ciò che avremmo voluto era appunto piacere. Eppure, non si può non provare uno spasmo di tenerezza, una comprensione profonda verso i tentativi di questa ragazzina che lotta maldestramente contro la solitudine, che elemosina quelle attenzioni che non trova nel suo nucleo familiare, che ha un bisogno incredibile di essere amata, di sentirsi accolta, di essere realmente parte di una comunità. L’ironia è che il destino la metterà nelle mani dei cosiddetti “fanatici dell’amore”.

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Il libro delle illusioni

Mistero, disperazione, rinascita. Sono gli ingredienti di un romanzo imperdibile e affascinante di Paul Auster, uno dei più grandi scrittori americani viventi.

Non so voi ma personalmente non ho ancora deciso se credere davvero alle coincidenze. Eppure, leggere “Il libro delle illusioni” e, soprattutto, riflettere sul momento della mia vita in cui ho scelto di leggerlo, mi ha fatto un po’ vacillare.

Chi è Hector Mann e cosa c’entra con David Zimmer

Il primo capitolo del romanzo di Paul Auster, scrittore, saggista, poeta, sceneggiatore, regista, attore e produttore cinematografico statunitense, nato a Newark, nel febbraio 1947, si apre con la descrizione dell’improvvisa e misteriosa sparizione di Hector Mann, attore comico dal fascino latino che ha vissuto l’epoca del cinema muto hollywoodiano degli anni Venti. In pochissimi ne conoscono l’esistenza. Fino a quando, nel 1988, il Professore dell’Hampton College, nel Vermont, David Zimmer, dopo un anno di semi-incoscienza alcolica causata dalla perdita della moglie e dei due figli in un incidente aereo, si imbatte casualmente in alcuni dei film dell’attore scomparso. Per la prima volta dopo un intero di anno di dolore, il Professore ride. Decide quindi di approfondire la conoscenza di Hector Mann e di scrivere un libro sui suoi film, “Il mondo muto di Hector Mann”. Da questa sua decisione, scaturiranno una serie di eventi che porteranno Zimmer a conoscere il destino di Mann e a vivere l’esperienza più incredibile della sua vita.

Questo è un libro di frammenti, un collage di dolori e sogni parzialmente dimenticati: e per raccontare la storia mi devo attenere ai fatti che la compongono.

p. 263

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Siamo di nuovo amici

Nell’ultimo capitolo della trilogia “Prediche e acqua minerale” di John O’Hara, gli USA della Seconda guerra mondiale, delle scalate sociali, dei rapporti di convenienza e degli amori nascosti.

Parliamo di trama

In una banale domenica sera d’estate, lo scrittore Jim Malloy, nonché alter ego di O’Hara, accoglie nel circolo per soli uomini di cui è grande fan e assiduo frequentatore il suo vecchio amico Charley Ellis, che gli racconta di aver appena perso Nancy, la sua adorata moglie.

Questa triste notizia innesca una sorta di flashback dal sapore un po’ amaro, che permette all’autore di ricordare a sé stesso e al suo alter ego, diventato oramai uno scrittore affermato e conosciuto, gli anni in cui si delineano i rapporti di una vita, d’amicizia ma anche d’amore.

Quella società d’oltreoceano che ci ha sempre attirato

Non era proprio una novità, che l’amante fosse più marito del marito; ma non avevo mai visto un caso in cui la geografia, o il sistema di vita di una città, avesse tanta influenza.

p. 59

Tornando indietro nel tempo, il protagonista ci presenta un panorama fatto sì di ricordi di gioventù ma anche e soprattutto di circoli esclusivi e di pettegolezzi sussurrati (neanche poi così a bassa voce) d’orecchio in orecchio.

È un triste spettacolo quello di questa New York aristocratica più annoiata che mai, decaduta moralmente, che consuma le sue tresche frettolosamente e poi le giustifica dietro le porte dei salotti più in voga.

Se da un lato ci disgusta e ci rattrista, dall’altro queste sagome di fragilità e cattiveria ci attirano come le falene verso la luce. Torniamo lì a scoprire l’abisso di una società che si specchia nella sua miseria.

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Domani a quest’ora

L’ultimo romanzo di Emma Straub indaga il rapporto padre-figlia aprendo una finestra nel tempo e scoprendo una dimensione nuova sulle infinite variabili dell’esistenza

Una protagonista normale

Alice sta per compiere quarant’anni. Vive a New York, lavora nell’Upper East Side, nell’amministrazione della scuola in cui ha anche studiato, è fidanzata da un anno con Matt, dopo una lunga serie di relazioni occasionali e fallimentari. Soprattutto, però, Alice ha un padre, Leonard, famoso scrittore di fantascienza, al quale è molto legata e che va a trovare ogni giorno in ospedale, dove è ricoverato in condizioni abbastanza gravi. Il giorno del suo quarantesimo compleanno, dopo aver rifiutato la proposta di matrimonio di Matt, la protagonista festeggia a cena con l’amica di sempre, Sam, una donna super impegnata e presa dai suoi figli piccoli. Mentre torna a casa, Alice decide di entrare nel bar in cui passava le serate da ragazzina e, guadagnatasi una bella sbornia, si ritrova stranamente davanti al portone di casa di suo padre, dove cade in un sonno profondo. 

È questo il momento in cui accade la magia

Si sentiva come si sentiva sempre in certe notti d’estate, come se le mancasse già il momento che ancora stava vivendo. 

p. 203

Un’altra possibilità

Tante persone trascorrevano la loro vita desiderando di essere capite. Tutto ciò che Alice voleva era più tempo.

p. 239

Al risveglio, Alice si ritrova sedicenne. In casa c’è suo padre Leonard, perfettamente in salute, con in grembo la gatta di famiglia mentre legge il giornale. Davanti a sé, la prospettiva di vivere l’intera giornata del suo compleanno nel corpo di un’adolescente, ma con la mente e i ricordi di lei ormai quarantenne. Il futuro è tutto da scrivere.

Così inizia il viaggio nel tempo di una giovane donna alla riscoperta della sua identità, delle sue passioni, dei suoi segreti. Nel tentativo disperato e, al tempo stesso, dolcissimo, di salvare la vita al padre.

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Quattro galline

Uno dei più straordinari romanzi strani degli ultimi anni medita sull’esistenza dell’uomo attraverso l’universo delle galline.

Semplice trama, profondo significato

Gli occhi di una gallina sono le ultime vestigia dei dinosauri, un minuscolo varco nella preistoria degli animali con il cervello grosso quanto una noce. Dagli occhi di una gallina non puoi spremere nessun significato, perché lì dentro di significati non ce ne sono. La follia oscura tutto.

p.11

“Quattro galline” è l’esordio letterario dell’americana Jackie Polzin. Il primo aspetto che vi colpirà nel cominciare a leggere questo romanzo è l’assoluta semplicità della trama. Dimenticate pagine e pagine di nomi di persone e luoghi da ricordare o plot twist improvvisi. Questa è la storia di una coppia del Minnesota e delle loro quattro galline: Hennepin County, Gam Gam, Gloria e Testanera.

Nell’immergersi nelle prime pagine del libro, si avverte un iniziale senso di spaesamento. Personalmente, credo di avere provato quella strana sensazione del primo vero giorno di vacanza quando, messo da parte a fatica, il ritmo serrato del dovere, riusciamo finalmente ad acquisire quello più lungo e profondo del respiro. È il rilassamento tanto agognato durante l’anno. Un ritmo lento che incuriosisce.

Seguiamo da vicino la vita della protagonista, la sua preoccupazione per lo stato di salute delle sue galline, la cura e la pulizia del pollaio, la ricerca del giusto mangime, fino a entrare in punta di piedi nel suo atipico universo. Un universo dolce e incerto, fragile e ironico che incornicia un momento dell’esistenza di una donna che lotta contro l’assenza, contro la solitudine. Un’occasione per indagare le difficoltà di comunicazione della nostra epoca ma anche il modo di vivere la maternità agli inizi del XXI secolo e la necessità di prendersi cura degli altri.

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Le folli montagne di H. P. Lovecraft

Sullo sfondo dell’inospitale terra antartica, tutte le certezze sulla nascita della vita sulla Terra sono messe in dubbio da creature mostruose e antichissime.

OssessivoAffascinanteCriptico.
Sono questi gli aggettivi che vengono in mente leggendo “Le Montagne della Follia”, il romanzo di uno dei più grandi autori horror di sempre: Howard Phillips Lovecraft.

Da quel momento in poi, dieci di noi, ma in special modo io e lo studente Danforth, fummo costretti ad affrontare un mondo orrendamente vasto di orrori latenti, che nulla riuscirà mai a cancellare dalle nostre menti, e che avremmo voluto evitare di condividere con il genere umano se solo avessimo potuto.

p. 40

Considerato il padre della cosiddetta weird fiction, lo scrittore solitario di Providence (Rhode Island), nonché poeta e critico letterario, nato nel 1890 e morto nel 1937, ebbe un’infanzia molto difficile, segnata dalla morte in manicomio del padre e dall’atteggiamento iperprotettivo della madre. Ancora bambino, a soli dieci anni, manifestò i primi sintomi di esaurimento nervoso, un problema che si trascinerà dietro per tutta la vita.  

Finalmente ci eravamo imbattuti in un avamposto del grande continente sconosciuto e del suo misterioso mondo di morte gelida!

p. 11

Pubblicato, non senza difficoltà, nel 1936, “Le Montagne della Follia” rappresenta perfettamente quella letteratura soprannaturale di cui Lovecraft è considerato il maestro. Un mondo polare e indecifrabile, creature mostruose che animano una città sconosciuta, ma esistente probabilmente da milioni di anni prima che si sviluppasse qualunque forma di vita sulla Terra.   

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La campana di vetro

Sullo sfondo di un’America borghese e perbenista, la poetessa Sylvia Plath parlava di malattia mentale, anticonformismo e morte, diventando punto di riferimento di un’intera generazione.

Il prossimo 27 ottobre, Sylvia Plath avrebbe compiuto 90 anni.
Invece, si è suicidata circa un mese dopo la pubblicazione del suo romanzo “La campana di vetro”, nel febbraio del 1963. Aveva 31 anni ed era una poetessa americana.

Pubblicato in America soltanto nel 1971 per volere della madre e dell’ex marito Ted Hughes, il romanzo semiautobiografico di Sylvia Plath venne considerato un libro di culto per un’intera generazione, una sorta di Giovane Holden per ragazze in cui finzione e realtà si alternano sapientemente facendo emergere i temi dell’anticonformismo, della malattia mentale e della morte.

La protagonista è Esther Greenwood, alter ego dell’autrice, una brillante e promettente studentessa di provincia vincitrice di una borsa di studio in una nota rivista di moda newyorkese. L’ambiente sofisticato, ma contestualmente caotico e asfissiante della città, finisce per strangolarla, costringendola a oscillare pericolosamente tra il fascino della morte e la rassegnazione alle atroci cure psichiatriche dell’epoca.

Con il passare del tempo, il senso di oppressione sempre più violento, generato da quella stessa “campana di vetro” che avrebbe dovuto proteggerla, si trasforma in una trappola che le toglie il respiro.

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Qualcuno che ti ami in tutta la tua gloria devastata

La prima opera del comico statunitense Raphael Bob-Waksberg (ideatore di BoJack Horseman) è un libro di racconti. E parla d’amore. In diciotto modi diversi.

Sono tornata a scrivere di letteratura americana su Jefferson – Lettere sull’America, il primo portale in italiano interamente dedicato agli USA.

E poi, d’improvviso, sono colpito da una verità annichilente: non è quello che facciamo a renderci ciò che siamo. È quello che non facciamo a definirci.

p. 69

Ad animare le pagine di questo libro ci sono le occasioni mancate, rappresentate da un uomo e una donna che per decenni saltano tutte le fermate della metropolitana aspettando il famoso “momento giusto” per parlarsi e conoscersi. Il matrimonio: due promessi sposi che vorrebbero un matrimonio non convenzionale ma che subiscono qualunque tipo di (op)pressione da parte della famiglia (un mini Carnage, per chi è amante del cinema). L’ipocrisia: un elenco divertentissimo di tutte le bugie che diciamo a noi stessi e agli altri (vi riconoscerete sicuramente e se non lo farete, starete mentendo). Le scelte giuste: quelle di uno scienziato che va e viene da una realtà parallela in cui si possono fare solo quelle. E poi ancora l’amore tra fratelli, tra cane e padrone, quello per la scienza, quello che si affievolisce lentamente, tutti gli scenari possibili di un incontro tra ex.

Carlos sparecchierà le due scodelle con i cereali, (…), e avvicinandosi al lavello, ti bacerà con dolcezza sulla fronte, la stessa fronte che è stata baciata con dolcezza da così tanti uomini, una lapide tra le tante in un cimitero di baci.

p. 51

Disperazione e speranza. Comicità e disagio. Ce n’è veramente per tutti. Un mix esplosivo di sincerità, stravaganza, romanticismo, ironia e tenerezza caratterizza la comicità di Bob-Waksberg che fa ridere e commuovere, distrugge e ricostruisce, scoprendo i nostri punti deboli, le paure e le insicurezze e la voglia di essere amati.

L’articolo completo è qui che vi aspetta!

Alla prossima puntata, amici lettori!