Una terra promessa, un nuovo messia, un romanzo profetico: un capolavoro da riscoprire

Alla ricerca della terra promessa

Il protagonista di questa storia, ambientata negli anni Trenta, è Joseph Wayne, un giovane e ambizioso agricoltore del Vermont che decide di lasciare la fattoria paterna e i compiti del figlio devoto, per andare in cerca del suo posto nel mondo e, soprattutto, per trovare una terra che fosse tutta sua. Attraversa, quindi, l’America verso il famoso West per stabilirsi in una vallata verdissima e fertile della California. È qui che costruisce la sua casa, all’ombra di una grande quercia, raggiunto poco tempo dopo dai suoi fratelli per iniziare insieme una nuova vita. Quello che, probabilmente, non si aspetta è di provare, fin dai primissimi istanti, un legame intenso, quasi viscerale con quel luogo inesplorato, quella sua nuova terra. Una forza sconosciuta, un richiamo potentissimo che lo fa sentire in dovere di proteggerla ad ogni costo. Fino a diventare egli stesso parte di quella natura selvaggia e inviolabile. Soltanto nella Natura, infatti, Joseph riconosce il Sacro.

“Anche a te, Joseph, questo giorno è sembrato pieno di significati nascosti, non completamente comprensibili?”
P. 131

Un romanzo profetico

Scritto nel 1933 e tradotto da Eugenio Montale, “Al dio sconosciuto” è il terzo romanzo di Steinbeck, prende il titolo dal discorso di San Paolo all’Areopago di Atene e, molto probabilmente, è tra le sue opere meno conosciute, pur rappresentando in pieno la visione del mondo di questo scrittore straordinario, vincitore del Premio Pulitzer per “Furore” nel 1940 e poi del Nobel nel 1962.

Attraverso la vita di Joseph Wayne, Steinbeck descrive in modo magistrale quello che si può definire come una sorta di panteismo naturale: Dio è in tutte le cose. Ecco spiegato il rapporto tra il protagonista e la Terra, racchiuso in una dimensione spirituale e solenne ma mai religiosa, piuttosto pagana. La Terra intesa come Grande Madre che tutto genera e che uccide a suo piacimento, il legame tra l’uomo e tutto ciò che di illogico la Natura compenetra.

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Al dio sconosciuto, p. 240

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